Il Tirreno

Pisa

«Nelle scuole si insegna il contrario dell’odio»

Danilo Renzullo

IL CASO LIBRI DI TESTO / la risposta del prof 

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pisa. «Grazie a Ceccardi ho scoperto un libro che non conoscevo e che proporrò di adottare». Luca Randazzo, maestro di scuola primaria, è attivista del Movimento di cooperazione educativa, scrittore per ragazzi ed autore de “Il diario di Sunita”, la storia di una bambina rom dell’ex campo della Bigattiera che durante la settimana si “affida” alla famiglia di Randazzo per continuare a frequentare la scuola dopo la decisione del Comune di sospendere il servizio di scuolabus che costrinse Sunita ed altri bambini ad interrompere gli studi.

«La Lega - dice Randazzo - ha dimostrato di vivere in campagna elettorale permanente. Ha bisogno di visibilità continua e di parole d’ordine che battano sull’unico argomento che conosce: l’odio. Da quando il governo è composto da altri gruppi politici, non ottenendo più la copertura mediatica desiderata sulle spalle dei poveracci che rischiano la vita in mare, ha bisogno di trovare altri pretesti. Le regole sono l’impianto normativo di una società che deve rispondere ai valori della Costituzione e delle convenzioni internazionali dei diritti dell’uomo e del fanciullo. Se ci troviamo davanti ad una negazione di un diritto (istruzione, al gioco e ad un’abitazione dignitosa) sta alla società e alla politica intercettarne le cause e legiferare perché esso sia garantito. Insomma, quel libro parla proprio di regole: ne parla partendo dalla loro radice. Le regole sono una risposta ad un problema e le procedure che permettono alla società di funzionare. La scuola ha il dovere di parlarne e di evidenziare quando esse siano inadeguate: ogni qual volta il diritto di qualche bambino sia negato nei fatti, come nel caso di Dorin» prosegue Randazzo, “entrato” in numerose scuole con la storia di Sunita. «Ho girato le scuole d'Italia e mi sono sempre sentito accolto con stupore e curiosità dai bambini, che hanno la mente aperta ed accogliente spesso più degli adulti - sottolinea -. La scuola di base è il luogo in cui maggiormente avvengono gli incontri sociali: si incontrano i figli dei professionisti, di destra e di sinistra, i figli dei migranti, dei rom. Si incontrano fasce di popolazione benestante con altre in difficoltà economica. Insomma, la società. Si incontrano i figli in classe e i genitori fuori dai cancelli. Per questo la scuola ha un ruolo fondamentale nella costruzione di una società dell’ascolto e dell’accoglienza, attenta ai problemi del pianeta come le sfide ambientali e le disuguaglianze sociali. Una scuola che, come prevedono le indicazioni nazionali, “generi convivialità relazionale, intessuta di linguaggi affettivi ed emotivi, e sia in grado di promuovere la condivisione di quei valori che fanno sentire i membri della società come parte di una comunità vera e propria”. Insomma, il contrario dell’odio». —

Danilo Renzullo

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