Il Tirreno

Pisa

Franceschi già intercettato dopo il rogo finito subito nell’elenco dei sospettati

Pietro Barghigiani

Le carte della Procura per dimostrare la colpevolezza dell’ex volontario antincendio in cella dal 18 dicembre

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Non era il solo, ma l’identikit del sospettato lo fece finire già il 25 settembre, il giorno dopo il rogo del Serra, in un elenco di persone che per i carabinieri potevano svelare possibili responsabilità nell’incendio. È emerso nel corso della prima udienza del processo per incendio boschivo e disastro ambientale a carico di Giacomo Franceschi, 38 anni, di Calci, in cella dal 18 dicembre.

Il pm Flavia Alemi ha elencato le prove testimoniali che porterà in dibattimento e tra queste ci sono le intercettazioni telefoniche e ambientali nell’auto, una Toyota Yaris, in uso all’imputato. Nella lista ci sono gli spostamenti cristallizzati da Google Maps la sera del 24 settembre intorno alle 22. E, soprattutto, il grande accusatore di Franceschi è paradossalmente lui stesso con le dichiarazioni sostanzialmente confessorie rese al momento del fermo davanti al procuratore capo Alessandro Crini e al sostituto Alemi. Ammissioni di un’origine colposa del rogo rese alla presenza dell’avvocato d’ufficio. Una “confessione” poi ritrattata ma che a livello di Gip e Tribunale del Riesame non è stata ritenuta credibile per revocare il carcere. Tra il materiale raccolto dai carabinieri dell’investigativo e forestali ci sono gli zampironi sequestrati nella sede del Gva “Paolo Logli” di cui Franceschi faceva parte. E anche altri elementi trovati in auto, la sua agenda. Poi le testimonianze di volontari e il racconto di chi lo conosceva come un integralista della tutela ambientale. Uno che si faceva in quattro per spegnere gli incendi e che trovava la sua realizzazione nell’arrivare tra i primi e si distingueva per abnegazione. È il movente che la Procura pone alla base dell’accusa: Franceschi ha acceso un piccolo rogo e poi il forte vento della serata gli ha fatto perdere il controllo dell’incendio. Avrebbe voluto segnalarlo per primo, come già in passato era successo, ma le condizioni meteo hanno fatto prendere un’altra direzione alle fiamme, quella incontrollata che ha prodotto 1.200 ettari anneriti e sedici case tra distrutte e danneggiate. «Valuteremo più avanti se chiedere la revoca degli arresti» spiega l’avvocato Mario De Giorgio che assiste Franceschi arrivato in aula con camicia grigia a maniche corte, jeans e scarpe sportive. A pochi metri i familiari e anche i volontari del Gva che con il suo presidente Federico Delle Sedie si è costituto parte civile (avvocato Lorenzo Stefani). Parti civili anche i Comuni di Calci e Buti (avvocato Laura Antonelli) e Vicopisano (avvocato Silvia Fulceri) e la Lega per l’abolizione della caccia (avvocato Valentina Angelini). Tra i primi testi sentiti il titolare del ristorante Le Porte sul Serra, Paolo Degl’Innocenti che ha parlato di un tipo che viveva in tenda nella zona e dopo il rogo è sparito salvo poi tornare in questi giorni: «Quella sera tornavo dalla Gabella e vidi una luce nei pressi del mio ristorante. Salii con il fidanzato di mia figlia e quando arrivai le fiamme scavalcavano l’auto. Sembrava di essere all’inferno. Tremo ancora al pensiero». Sentita anche la figlia Genny e altri due testi. Prossima udienza l’11 ottobre. —





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