Il Tirreno

Pisa

navicelli: diffamazione sul caso fidejussioni  

Bottai contro Auletta il giudice deve decidere se processare il politico

P.B.

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pisa. Archiviazione o imputazione coatta. Nel giro di qualche settimane il gip Giuseppe Laghezza scioglierà la riserva sul caso delle fidejussioni rilasciate da società non più iscritte nell’elenco della Banca d’Italia nell’operazione Ikea ai Navicelli.

Un caso approdato in Tribunale dopo la querela per diffamazione firmata da Stefano Bottai, all’epoca amministratore della Sviluppo Navicelli Spa, nei confronti di Ciccio Auletta, (nella foto) capogruppo di “Diritti in Comune” che aveva denunciato la “carta straccia” delle garanzie presentate da società non più titolate.

Dopo aver respinto il decreto penale di condanna chiesto dalla Procura a carico di Auletta, l’ufficio gip ora deve valutare l’opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal pm Giancarlo Dominijanni formalizzata da Bottai attraverso l’avvocato Carlo Di Bugno. Auletta è difeso dal legale Tiziano Checcoli.

Secondo l’ex amministratore della Spa poi fallita, gli oneri di urbanizzazione coperti dalle fidejussioni (Bottai ha prestato anche garanzie personali, ndr) sono stati pagati e quindi non è stato necessario escutere le garanzie trovate da un broker e non direttamente da Bottai.

Al contrario Auletta sostiene l’assoluta inutilità delle fidejussioni del valore pari a un foglio di carta.

«Si è trattato di un fallimento anomalo – afferma l’esponente dell’opposizione –. È doveroso andare fino in fondo in una vicenda nella quale siamo stati unici a fare domande. Le fidejussioni erano carta straccia. Lo abbiamo detto in Tribunale. Personalmente sono sereno e tranquillo. E devo dire anche soddisfatto perché per la prima volta possiamo affrontare il caso dopo tanto silenzio a ogni livello in città».

Per paradosso l’eventuale imputazione coatta e il possibile rinvio a giudizio di Auletta rappresenterebbero l’occasione per trasferire in un’aula di Tribunale quella che finora è stata una campagna politica.

«Il Comune si è insinuato nel fallimento della Sviluppo Navicelli per circa 3 milioni di euro – aggiunge Auletta – perché non ha potuto escutere le fidejussioni. Cifra che l’amministrazione avrebbe dovuto incassare come oneri di urbanizzazione; tra le opere non realizzate anche il rimontaggio del centro di raccolta dei rifiuti a Porta a Mare». —

P.B.

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