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Pisa

Rogo del Serra, il volontario a processo: dovrà spiegare quella mezz'ora di "buco"

Rogo del Serra, il volontario a processo: dovrà spiegare quella mezz'ora di "buco"

Il Comune è parte civile, il sindaco di Calci: chi ha compiuto un simile disastro deve pagare, se fosse della nostra comunità il dolore sarebbe doppio

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PISA.Giudizio immediato per Giacomo Franceschi. Mercoledì 11 settembre finisce alla sbarra, saltando l’udienza preliminare, il volontario dell’antincendio boschivo di Calci in cella dal 18 dicembre con l’accusa di essere l’autore del rogo che a settembre 2018 devastò i Monti Pisani. Il sostituto procuratore Flavia Alemi, sulla base delle informative del nucleo investigativo e dei carabinieri forestali, ha chiesto di processare il 37enne calcesano evitando il passaggio del gup.

Una scelta dettata dalla considerazione di poter disporre di prove evidenti a carico dell’indagato che per quattro volte si è visto rifiutare l’uscita dal carcere con la concessione degli arresti domiciliari. Franceschi comparirà davanti al collegio del Tribunale. La mossa della Procura consegna il volontario al giudizio del Tribunale per una serie di contestazioni che vanno dall’incendio doloso boschivo e disastro ambientale. E proprio per sostenere l’estensione del rogo negli effetti sull’habitat dei Monti Pisani, la Procura ha messo agli atti anche la consulenza collegiale commissionata a docenti universitari di agronomia e geologia. . Al processo, intanto, ha deciso di costituirsi come parte civile il Comune di Calci.

«Appena abbiamo ricevuto dal Tribunale di Pisa la notizia di essere parte offesa nel processo relativo al rogo del Monte Serra – afferma il sindaco Massimiliano Ghimenti – abbiamo ritenuto doveroso costituirci parte civile. La nostra posizione resta quella dichiarata all'indomani dell'arresto di Giacomo Franceschi: chi ha compiuto un simile disastro deve pagare. Ovviamente, ci esprimeremo,come previsto dall’ ordinamento italiano, a condanna definitiva. Se il responsabile fosse Giacomo, un membro della nostra comunità, il dolore sarebbe doppio ma resta ferma la nostra richiesta di giustizia. Attendiamo l’esito del processo con piena fiducia negli organi inquirenti e nella magistratura e lo seguiremo puntualmente con il nostro legale, l’avvocato Laura Antonelli».

L’incendio del 24 settembre provocò la distruzione di 1.200 ettari tra boschi e oliveti oltre a una dozzina di case per un danno di circa 15 milioni di euro. Franceschi non ha mai fornito - di qui il no alla scarcerazione - un’alternativa valida alle sostanziali ammissioni verbalizzate al momento del fermo. Non basta negare le ammissioni iniziali sull’origine colposa dell’incendio. Serve, per rivelarsi convincente, anche un’ipotesi alternativa che l’indagato finora non ha mai rappresentato. Se nega di aver appiccato il fuoco per sbaglio e senza voler provocare il disastro, deve, insomma, chiarire il contesto in cui si trovava e dove Google Maps - dato acquisito dal suo cellulare - lo collocava nell’orario delle prime fiammelle nei boschi sul Serra. Nella fascia oraria precedente le 22, ora in cui è partito l’incendio con una visibilità non più trascurabile, c’è un buco nero di una mezz’ora in cui per l’accusa Franceschi non dà spiegazioni certe.

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