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Eremo di Rupecava, vicina la vendita a quattro privati
Già redatto un progetto per la ristrutturazione della chiesa di Santa Maria Prevista una raccolta fondi internazionale a sostegno delle spese dei lavori
SAN GIULIANO. Il compromesso per il passaggio di proprietà è già stato firmato, i progetti per la ristrutturazione già presentati. Sarà una raccolta fondi internazionale il principale strumento per portare all’antico splendore la chiesa di Santa Maria e, successivamente, l’intero complesso dell’eremo di Rupecava. Tra poco più di un mese dovrebbe concretizzarsi l’intenzione di un gruppo di quattro persone di rilevare l’antico complesso, fondato nel 1214, situato sulle colline di Ripafratta. La stipula del contratto d’acquisto (il compromesso è stato firmato alcuni anni fa, ma alcuni problemi hanno allungato i tempi di compravendita) darà avvio ad una raccolta di fondi internazionale. Un crowdfunding per raccogliere le risorse necessarie, almeno 100mila euro, per materializzare il progetto di ristrutturazione e riqualificazione della chiesa presentato qualche anno fa alla Sovrintendenza dall’associazione Eremo di Rupecava, nata per non far cadere nel dimenticatoio il luogo, abbandonato da tempo, e per cercare di dare avvio alle opere di bonifica e di risanamento strutturale ed artistico di cui il complesso necessita.
La raccolta fondi sarà accompagnata da una serie di iniziative sul territorio, a partire da una mostra a Lucca (probabilmente il prossimo ottobre) di alcuni quadri donati all’associazione, durante la quale le opere saranno battute all’asta e il ricavato andrà ad incrementare il fondo per la ristrutturazione di quello che è un luogo affascinante e allo stesso tempo misterioso.
Fino a qualche tempo fa, la comunità di fedeli di San Giuliano, di Ripafratta e anche di Lucca si dava appuntamento qui per celebrare, ogni 8 settembre, la Madonna. Un rituale interrotto dalle precarie condizioni strutturali del complesso monastico (gli edifici sono diroccati, le pareti ed i tetti crollati o pericolanti), che hanno suggerito al parroco di Ripafratta di spostare le celebrazioni nella chiesa del paese. Semidistrutto dall’incuria, dall’abbandono e dalla mano dell’uomo, che a più riprese ha sottratto preziose testimonianze dell’antichità e in gran parte vandalizzato gli edifici, il complesso rischia di crollare. Un pericolo emerso più volte nel corso degli anni che rischia di cancellare un importante pezzo di storia del territorio.
Formato da due grotte naturali, un monastero (oltre mille metri quadrati su tre livelli) e dalla chiesa, per il complesso è stato redatto un articolato progetto di ristrutturazione e riqualificazione che, inizialmente, si concentrerà sul recupero della chiesa e degli spazi esterni con l’obiettivo di rendere nuovamente fruibile, anche per cerimonie, il luogo sacro.
Il piano, già presentato e in corso di approvazione, prevede in particolare l’immediato intervento per far fronte ai cedimenti che hanno interessato il tetto e per la riqualificazione della pavimentazione e dell’altare. Una ditta del territorio avrebbe dato la propria disponibilità ad eseguire gratuitamente i lavori, ma per l’acquisto dei materiali e per tutte le spese connesse occorre una cifra che si aggira attorno ai 100mila euro. È inoltre in fase di elaborazione un progetto per il recupero degli altri edifici che prossimamente sarà presentato alla Sovrintendenza e concretizzato (risorse permettendo) dopo il restauro della chiesa. L’obiettivo è salvaguardare e riportare all’antico splendore quello che è uno dei luoghi più importanti del territorio dal punto di vista storico-culturale e uno dei più antichi eremi d’Europa. –
Danilo Renzullo
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