Il Tirreno

Pisa

Sciopero per il clima Pisa di nuovo in piazza il prossimo 27 settembre

Livia Tolve Fridays For Future Pisa
Sciopero per il clima Pisa di nuovo in piazza il prossimo 27 settembre

L’invito alla mobilitazione da parte di Livia, attivista del movimento Fridays for future: «Nessuno può stare a guardare» 

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l’intervento

Non possiamo stare a guardare mentre la nostra casa è in fiamme. Il prossimo 27 settembre saremo di nuovo in piazza per il terzo sciopero globale per il clima. Centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze hanno invaso le piazze di tutta Europa quest’anno, in occasione dei due Scioperi Globali per il clima. Abbiamo gridato “Vogliamo un futuro”, perché secondo gli scienziati azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050 è forse a malapena sufficiente a scongiurare il collasso climatico. E da questo obbiettivo minimo siamo lontani anni luce. Siamo scesi in piazza con la lucida consapevolezza che la nostra stessa sopravvivenza è un’incognita.

Catastrofismo?

Dunque… secondo un simulatore di temperature, pubblicato online da New York Times, Pisa conta 16 giornate all’anno con temperature sopra i 32 gradi. Nel 2050 ne vedrà tre volte tante. Quando avrò 80 anni, se ci arriverò, saranno almeno sei volte tante: per due mesi all’anno farà così caldo che dovrò starmene asserragliata in casa, sempre che una casa la possieda ancora, nella mia città, che si trova a soli 4 m sul livello del mare e, con l’innalzamento dovuto alla fusione dei ghiacci, rischierà di essere sommersa. Ma queste sono tutte speculazioni assurde… Già: perché per arrivarci, a 80 anni, e pagarmi la pensione l’aria condizionata con cui sopravvivere, dovrò aver lavorato tutta la vita. E allora spero di non finire come quel muratore di 24 anni, di cui leggevo alcune settimane fa, morto sotto il sole, per il caldo, mentre era in turno. Devo sperare che il lavoro del muratore lo faccia qualcun altro? Dovrò allontanarmi dalla costa e andarmene a vivere un po’ più lontano dal mare? Peccato che scappare non servirà, su un pianeta in cui la disponibilità di acqua potabile e di cibo si farà ancora più esigua: siccità, alluvioni, grandinate mangeranno via terra su terra e raccolti su raccolti.

Scappare non servirà, su un pianeta dove la concentrazione di gas serra potrà arrivare a intossicarci tutti. Scappare non servirà, su un pianeta in cui i ghiacci stanno fondendo con decenni di anticipo sulle previsioni degli scienziati.

Questi scenari apocalittici non sono un futuro lontano, li abbiamo già intorno. Basta aprire gli occhi, parlare con Abou, Lancine, Ibrahim e farsi descrivere il flaring di gas naturale che in Nigeria Eni e altri bruciano in pennacchi di fuoco fino al cielo, oppure farsi raccontare i fiumi di greggio sversati dagli impianti in Delta del Niger o la fuga dalle terre inaridite del Senegal, o dalle guerre per l’acqua in Sahel. Sono realtà quotidiane quei milioni di sfollati a causa del cambiamento climatico; secondo la Banca Mondiale entro il 2050 saranno circa 150 milioni.

Questo mondo è così paradossale che, rispetto a loro, dovrei perfino ritenermi fortunata. Dovrei dire grazie per essere nata nella parte “giusta” del mondo. Quella parte che oggi non mi garantisce nemmeno un futuro.

Non è sostenibile scardinare i cicli della natura in nome di un fantomatico sviluppo lineare; non è sostenibile accelerare una macchina oltre i tempi di rigenerazione delle sue risorse; non è sostenibile cercare soluzioni semplici a un problema complesso e soprattutto non è sostenibile affidarsi al “buisness as usual” che ci ha spinto sull’orlo del baratro. Ormai è già tardi per riparare i danni fatti, ma almeno salviamo il salvabile. Per questo, il 27 settembre saremo di nuovo in piazza, assieme agli attivisti delle città di tutto il mondo, per il terzo sciopero globale per il clima.

Perché non possiamo stare a guardare mentre la nostra casa è in fiamme. Nessuno può. —

Livia Tolve

Fridays For Future Pisa

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