Italia
Il campo rom di Ospedaletto non c’è più ora un muro di cemento protegge l’area
Abbattute sessanta baracche, gli ultimi occupanti sono andati via ieri mattina. Al via la bonifica: stanziati 300mila euro
La chiave di volta è un muro. Quello che Edoardo Ziello, deputato della Lega, chiama «la strategia vincente di Michele Conti». Quella barriera è una fila lunga 60 metri di new jersey, del tipo autostradale, tutti alti 3 metri. Dal fosso di via Oratoio fino a via Ragghianti. «Lo abbiamo innalzato da fine luglio», dice il sindaco Conti, che spiega: «L’obiettivo, centrato, è stato quello di eliminare la loro fonte di reddito, l’area di stoccaggio di materiali che poi venivano brucati. Quella era diventata ormai una zona industriale nella zona industriale. Ovviamente abusiva».
Così è cominciata la parte decisiva, conclusa ieri, dello smantellamento e della chiusura definitiva del campo rom di via Maggiore tra Ospedaletto ed Oratoio.
Gli ultimi occupanti, cinque o sei, hanno portato via le loro cose intorno alle 8. Il resto, per tutto il giorno, è il rumore delle ruspe in azione che abbattono le baracche. «Un risultato storico: nei 14 mesi di mandato abbiamo onorato uno degli impegni principali presi in campagna elettorale». Il campo rom di Ospedaletto, che aveva cominciato a formarsi alla fine degli anni Ottanta, non c’è più. Demolite le circa 60 baracche presenti. Nel marzo scorso gli occupanti erano 259, di cui 113 minori. Ora sono tutti altrove: chi in alloggi con regolare affitto, chi è tornato in Macedonia, chi si è spostato in altri comuni.
Con in mano la circolare del ministro Matteo Salvini del settembre di un anno fa, la giunta si è mossa sulla base di un’ordinanza emanata per «le gravi condizioni igienico-sanitarie ed ambientali in cui è ridotta l’area», grande quasi un ettaro, «decretandone la chiusura ufficiale». Tra allacciamenti abusivi alla rete idrica ed a quella elettrica, il sindaco ricorda la comunicazione dell’Asl «sul rischio di epidemie dovute a malattie trasmissibili».
E poi quel muro per delimitare un’area precisa. «La zona di stoccaggio dei materiali che poi venivano bruciati nei roghi tossici. Il business degli occupanti era quello, il vero motivo per cui si riscontravano quotidianamente nel campo più presenze di giorno che di notte». All’interno vi è stato trovato soprattutto legname, un po’ di ferro, inerti da attività edile, niente rame (evidentemente già piazzato sul mercato) e almeno niente eternit. «Un muro anti-roghi tossici, mai contro le persone», vuole rimarcare Ziello, mentre al suo fianco spiegano gli interventi eseguiti gli assessori Giovanna Bonanno (sicurezza), Gianna Gambaccini (sociale) e il comandante della polizia municipale, Michele Stefanelli.
Ora i pezzi di quel muro, i grandi blocchi new jersey in cemento armato, saranno spostati per delimitare l’area da bonificare. Sarà un compito di mesi. «Per ora abbiamo previsto uno stanziamento di 300mila euro, ma non possiamo ancora sapere con precisione la cifra che si renderà necessaria alla fine», dice l’assessore all’ambiente Filippo Bedini. In totale, tra aiuti sociali e bonifica, la somma potrà superare il milione di euro.
«Ci sono titolari di attività di Ospedaletto che non credevano ai loro occhi, erano quasi commossi», dicono Conti e Ziello. Con il sindaco che inquadra l’intervento di smantellamento nel campo rom nell’ambito delle pianificazioni in corso. «Ricordiamoci che di recente abbiamo siglato un protocollo d’intesa anche con la Regione per il rilancio dell’area produttiva di Ospedaletto - dice il sindaco - e questa era una condizione essenziale per valorizzare una zona che ha tutte le caratteristiche per attrarre aziende ed investitori di qualità. E non si dimentichi l’avvio del piano intercomunale strtturale con Cascina, i cui confini comunali sono proprio in prossimità con l’ormai ex campo rom». —
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