Il presidio
Truffe in chat a luci rosse ecco come comportarsi per arginare il fenomeno
PISA. L’invito che la polizia postale rivolge ai cittadini è sempre lo stesso. Ed è quello di stare attenti quando si vedono email sospette provenienti da indirizzi che non si conoscono. Meglio cestinarle subito e segnalare la cosa alla polizia postale.
La truffa che gira in questi giorni sulla rete e che potenzialmente riguarda molti utenti anche a Pisa e provincia non è una novità nel panorama dei raggiri on line. «È una truffa ciclica - spiegano alla polizia postale di Pisa - avevamo ricevuto molte segnalazioni nei mesi scorsi. Poi era subentrata quella della richiesta di aiuto da parte di un amico che si trova all’estero e che ha subito un furto. Ora siamo di nuovo alle prese con le richieste a sfondo sessuale. Non vanno aperti i messaggi e non si dovrebbe in alcun modo rispondere». Ormai comunque chi riceve queste richiese non presenta neppure la denuncia. Si possono però segnalare i vari casi scrivendo un messaggio a poltel. pi@poliziadistato. it. In automatico vengono girate a Roma a un centro di raccolta dati».
Restando in tema di ricatti sessuali la polizia postale rinnova l’invito a non intraprendere sessioni di video-chat con sconosciuti. Meglio non inviare propri video/foto a sfondo sessuale e comunque non fornire mai dati personali o mostrare elementi o ambienti facilmente riconoscibili. È di fondamentale importanza, nel caso in cui si rimanga vittime di tale reato, non cedere al ricatto e contattare il più vicino ufficio di polizia e salvare video e messaggi ricevuti.
È necessario sapere che il pagamento del “ricatto” non garantirebbe tra l’altro che il video, le immagini o la conversazione compromettenti vengano effettivamente distrutti, pertanto non è escluso che la vittima possa essere nuovamente contattata e sottoposta a una nuova pressione. Quindi è sempre meglio evitare di prendere iniziative fai-da-te e in questi casi, quando c’è stato uno scambio di video seguito da una richiesta di denaro, evitare di pagare e denunciare il fatto. –
S. C.
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