Il Tirreno

Pisa

minorenni tra alcol e droga 

«Sì, le ho dato la cocaina non sembrava minorenne»

Pietro Barghigiani
«Sì, le ho dato la cocaina non sembrava minorenne»

L’ammissione dello spacciatore che ha ceduto la dose alla sedicenne ora in coma  «Stavo sniffando e lei ha insistito per provare, non l’avevo mai vista prima»

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«Sì, le ho dato la droga. La stavo sniffando per conto mio e lei con le sue amiche ha insistito. Non ho voluto soldi. Era la prima volta che la vedevo e non sapevo certo che era minorenne. Dall’aspetto non era affatto evidente».

Ahmed Nousaier, 29 anni, tunisino, ieri mattina ha risposto alle domande del gip Giuseppe Laghezza nel carcere Don Bosco dove si trova da venerdì pomeriggio con l’accusa di spaccio, e lesioni come conseguenza di altro reato.

La ragazza è in coma da domenica mattina e, pur non essendo in pericolo di vita, il timore dei medici è che l’ipossia cerebrale che l’ha colpita durante il malore possa aver provocato danni irreversibili.

I mancati soccorsi da parte delle due amiche che con lei avevano condiviso le trasgressioni della movida potrebbe rivelarsi fatali. Il giudice ha convalidato il fermo disponendo la custodia cautelare in carcere per il tunisino assistito dall’avvocato Massimo Parenti che annuncia ricorso al Tribunale del Riesame contro l’arresto.

È stata un’udienza in cui Nousaier ha ammesso la cessione dello stupefacente, «ma solo cocaina, non eroina» avvenuta mentre sabato sera sui lungarni anche lui ne faceva uso tra le auto in sosta.

«Mi spiace per quello che è accaduto alla ragazza, ma ha insistito per avere la dose – ha spiegato il tunisino al giudice –. Gliel’ho data e non ho voluto soldi. Poi cosa è successo dopo non lo so. Da me ha avuto solo cocaina. Non faccio uso di eroina. Se poi ha preso altre sostanze da qualcun altro non posso saperlo. Continuava a dirmi “dai, me la fai provare?” e io alla fine le ho dato qualcosa». Dalle analisi è emerso che la 16enne pisana aveva assunto eroina e cocaina. È iniziata la nausea dopo l’assunzione delle sostanze, sommate alle abbondanti bevute a suon di shottini, e il malore è arrivato per tutte e tre le amiche a casa di una loro in località la Cella.

Solo che la studentessa si è assopita e il rigurgito, espulso dalle ragazze maggiorenni, è finito nei polmoni provocandole un soffocamento che ha interessato le funzioni cerebrali.

È in rianimazione in coma farmacologico da nove giorni. L’episodio risale alla notte tra il 10 e l’11 agosto. Le ammissioni del nordafricano confermano gli accertamenti dei carabinieri poi trasformati in un decreto di fermo da parte del magistrato Fabio Pelosi.

«Le risultanze investigative hanno permesso di identificare il responsabile, attraverso i circuiti di videosorveglianza cittadina, le testimonianze, l’analisi dei flussi telematici e un’approfondita e intensa osservazione dei fenomeni connessi allo spaccio nelle zone più critiche del centro cittadino» è stata la spiegazione del comando dell’Arma.

Un’attività che ha messo insieme la rete di informatori, la conoscenza dell’ambiente da parte degli investigatori e la tecnologia che ha cristallizzato, con i fotogrammi nelle ore della cessione, nomi e personaggi nei luoghi in cui è avvenuto il contatto tra il pusher e le tre ragazze. —



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