Il Tirreno

Pisa

Un centro, due facce Via gli studenti resta lo spaccio ma c’è chi resiste

Carlo Venturini
Un centro, due facce Via gli studenti resta lo spaccio ma c’è chi resiste

Oltre la malamovida locali pieni di turisti e famiglie a spasso Il merito? Di chi investe tutto l’anno sulla qualità

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pisa. I ristoranti sono al servizio della città e sono aperti e pieni. I bar e i pub al servizio solo degli studenti, sono chiusi e non per il regolamento del commercio della giunta Conti.

Piazza delle Vettovaglie regno della movida issa una sorta di bandiera luttuosa con la "serrata" di 3/4 dei bar e pub. Non mancano, però, quei sei o sette spacciatori che già nel tardo pomeriggio iniziano indefessamente la loro attività sentendosi sovrani di un regno di pietra pallidona.

Quella di agosto è una Pisa a due facce. C’è la Pisa della movida studentesca “chiusa per ferie” alla quale si associa spesso l’epiteto di “mala” movida della quale restano, però, i “frutti” cattivi. Lo spaccio e anche la violenza. E la cronaca di questi giorni lo dimostra: una diciannovenne violentata da un trentanne conosciuto sui Lungrani e una diciassettenne che si sente male e finisce all’ospedale dopo una notte di eccessi per le vie del centro.

Ma c’è anche un’altra Pisa, quella che pensa a visitatori, residenti e turisti, prova a coccolarli mostrando un volto diverso, migliore, di quello dei vicoli dello spaccio che restano, per ora, “dello spaccio” nonostante ordinanze e divieti.

I ristoranti

Accanto alla piazza delle Vettovaglie, c’è quella di Sant’Omobono. I ristoranti sono pieni (martedì scorso). C'è la Mescita che ha messo un bel telo bianco sopra i tavoli all’aperto impreziosito da filari di luci. C’è il Campano che è una garanzia di cucina tradizionale e poi il Modus. E c’è un’altra colonna portante del gusto nostrano che è la trattoria Sant’Omobono che ha davvero una colonna romana all’interno del locale. All’ingresso, alle 20.30 di martedì scorso c’è un bel cartello bilingue che avverte la clientela che è tutto pieno. «Siamo costretti a mandare via anche 40-50 persone al giorno ed è un vero peccato ma gli spazi sono quelli che sono» dicono Simone Frendo e Luca Ghinzani. Un peccato soprattutto per quei papabili clienti che si perdono loro specialità come le Brachette alla renaiola o i moscardini in umido con patate. Attraversando il Ponte di Mezzo si arriva alla Piazza Gambacorti. Tutta un’altra storia. La piazza è viva e vegeta. È piena di frequentatori "trasversali". Ci sono i turisti, ci sono i residenti con bambini che giocano, ci sono le matricole universitarie che cercano un affitto assieme ai loro genitori ed i residenti con figli al seguito. Per cui va fatto un plauso all’Eleven cafè, al ToraTora, a Pane e Vino, all’Enoteca La Dolce Vite (che ha resistito fino all'ultimo), al mito dell’acciuga fritta e del baccalà labronico, Jhonny Paranza (aperto tutto agosto), al Bistrot La pera, ai due ristoranti indiani ormai storici, al nuovo ristorante che ha aperto di Stefano Micheletti, alla Tazzina d’Oro. Piazza Gambacorti, meglio conosciuta come piazza La Pera, è l’esempio di come possa “esistere” e bene un’altra Pisa, e non semplicemente “resistere”, e preoccuparsi solo di rifilare shottini con sistema fordista da catena di montaggio, agli studenti.

I bar ed i pub

Salvatore Forestieri da oltre 35 anni, ha l’enoteca "La cantinetta" in via Cavalaca. Siamo ad un passo dalla Sapienza, in pienissima zona universitaria. C’è il deserto dei tartari. Bar sprangati e sprangate sono anche le gastronomie che hanno come target, lo studente. «È difficilissimo invogliare i turisti che escono da piazza dei Cavalieri ad arrivare fino a qui. Basti guardare quella lunga fila di serrande abbassate» dice Forestieri. E pensare che lui ci ha investito nella stagione estiva con pedana e tavolini ed ombrellone come sovrintendenza comanda. Si va a giorni alterni. A volte c'è lavoro, altre volte potevo stare chiuso anche se qualche residente o cliente fisso c'è sempre» conclude. E che ci siano residenti in centro, lo dimostra l’alimetari Da Sergio, in piazza Sant’Omobono che è andato in ferie la prima settimana di agosto per aprire in questi giorni così come la panetteria da L'Argentino rimane aperta e la macelleria da Vladi così come non molla il suo banco della frutta Yuri. Molti bar che sono chiusi, lo sono non per la settimana a cavallo di Ferragosto bensì chiudono per 20-22 giorni. Resiste l’Orzo Bruno, bene vanno il Baribaldi e il Bazeel grazie anche alla posizione in piena piazza Garibaldi e La Gallina Nera che chiuderà il 18 agosto. Il Casino dei Nobili, all’inizio di Borgo Stretto si è autoridotto l’orario chiudendo alle 20.30 ma fa colazioni già dalle 7.30 ed a pranzo è strapieno di turisti. Ha chiuso invece il Sud (riapre il 24 agosto) in via delle Case dipinte ed il Tree di via San Francesco (riapre il 26 agosto). Dal 28 luglio è chiuso il Sottobosco ed il Gramigna (riaprirà il 23 agosto). E rimangono aperte le spiaggette di Arno Vivo e Argini e Margini che offrono un bel servizio (anche ai bambini, il mercoledì), un bel panorama ed una boccata d’aria alla città, il tutto senza creare problemi di malamovida. — Carlo Venturini

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