Il presidio
Marchiata dopo lo stupro, resta la condanna a sei anni
Pisa: l’ex compagno incise con un taglierino un gluteo della donna e poi mostrò la foto sul profilo Facebook come fosse di sua proprietà
PISA. Nessuno sconto. Resta anche in appello la condanna a 6 anni per violenza sessuale, lesioni personali e sequestro di persona a carico di un tunisino di 28 anni nei confronti dell’ex compagna originaria del Centro America dalla quale l’uomo ha avuto una figlia.. Una storia che alla mortificazione sessuale aveva aggiunto anche lo sfregio della violenza gratuita sul corpo della donna, marchiato su un gluteo (12 punti di sutura, ndr) con un coltello come fosse un segno di “proprietà”.
Un aspetto emerso nel corso del processo a Pisa, celebrato con rito abbreviato, e sottolineato dalla parte civile assistita dall’avvocato Giuseppe Carvelli.
«Così d’ora in poi tutti sanno che sei mia» era stato il senso attribuito a quell’oltraggio fisico poi esposto anche sul profilo Facebook del tunisino. Un vanto, un trofeo da esibire per rimarcare la superiorità dell’uomo sulla donna.
Succube e rassegnata, secondo la logica che aveva guidato il maghrebino nell’assalto contro la mamma di sua figlia. I legali, Massimo Parenti e Sara Baldini, si apprestano a preparare il ricorso in Cassazione per il 28enne in carcere dall’ottobre 2017.
È in cella dal giorno in cui venne denunciato alla polizia dalla donna. Tutto inizia quando viene portata all’asilo la piccola. Lui, il tunisino, aspetta la donna fuori dal plesso che si trova in centro.
Aspetta fuori che la bimba sia entrata e sistemata con gli altri amichetti. E nel giro di qualche minuto compare anche la mamma, il vero bersaglio della giornata. Quando la incrocia la costringe ad andare a casa. Poi, una volta entrati inizia il rapporto sessuale. Non consensuale secondo la donna, senza costrizioni per il tunisino. Che alla fine dell’incontro, e la prova è evidente, con un coltello incide, usando un taglierino, un marchio su un gluteo dell’ex compagna.
Lo stigma della proprietà imposto con brutalità bestiale. Tutto questo avviene nella camera da letto chiusa dall’uomo, pronto anche a nascondere le chiavi, che avrebbe anche messo a tacere la sua vittima minacciandola con uno spray al peperoncino.
La foto del segno inciso sulla pelle della donna e la conseguente esposizione su Fb sono l’ultimo sfregio inflitto dal 28enne nordafricano alla sua preda. Che, nonostante le umiliazioni anche fisiche subìte, nei mesi successivi all’arresto gli aveva inviato diverse lettere d’amore sostenendo di averlo perdonato. La Corte d’Appello, invece, non ha avuto dubbi e ha confermato la condanna a 6 anni.
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