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Fumetti, storie e vita vissuta a Pisa nella mostra su Gipi a Palazzo Blu
Fino al 13 ottobre l’esposizione con tante opere dell’artista tra le sue tante anime e le varie tecniche che usa per indagare l’umanità
PISA. Fumettista, regista, artista e scrittore, ma soprattutto indagatore della fragilità umana. Stiamo parlando di Gipi, alias Gian Alfonso Pacinotti, uno tra i più apprezzati artisti italiani e protagonista della mostra in corso a Palazzo Blu, “Gipi. Storie d’artista”, aperta fino al 13 ottobre. Un viaggio raccontato dal curatore, Giorgio Bacci, professore associato di storia dell’arte contemporanea del Dipartimento Sagas dell’Università di Firenze e autore del catalogo dell’esposizione, pubblicata per i tipi di Felici Editore.
Come sono state scelte le opere per la mostra?
«L’obiettivo della mostra, che raccoglie oltre 90 tavole originali, è stato quello di restituire il percorso creativo di Gipi; siamo partiti da alcune delle prime opere, tratte dalla serie “Esterno Notte”, per poi arrivare all’ultimo lavoro pubblicato, “La terra dei figli”, passando per “Unastoria” e “Appunti per una storia di guerra”. L’obiettivo è anche far capire l’abilità e la varietà tecnica dell’artista, a cominciare da quella di Esterno Notte, olio su gesso su cartone telato, con inserti di pennarello su lucido. Il percorso si chiude con una tecnica essenziale e lineare, quella del pennarello su carta de “La terra dei figli”, mentre in “Unastoria” e “Appunti di una storia di guerra” Gipi impiega l’acquerello anche in modo sperimentale».
Quanto ha influito Pisa, sua città natale?
«Molte storie contengono riferimenti autobiografici.C’è un rapporto molto forte con la città, ma ancora di più con il tessuto di esperienze che Gipi ha vissuto a Pisa. Ci sono anche paesaggi che la raffigurano, in particolare le visioni dall’alto, che compaiono sia in “Esterno Notte”, sia in “Appunti di una storia di guerra”, col riferimento a San Giuliano. Un dato importante della sua arte è la capacità di trasfigurare i luoghi da cui parte facendone poi rappresentazioni che sono valide universalmente. Gipi racconta sempre un aneddoto: riceve lettere di persone che sostengono di aver identificato i luoghi dei fumetti negli Stati Uniti, in Europa o in Oriente. Questo dimostra che la capacità narrativa di Gipi parte da situazioni legate a Pisa, ma quello che ritrae sono panorami dell’anima, universali. Per questo ognuno pensa di rintracciare la propria esperienza nelle tavole di Gipi».
Nel fumetto c’è un equilibrio tra l’aspetto grafico-visivo e il racconto scritto. Come si intrecciano questi due aspetti in Gipi?
«Gipi crea un libro in cui la parte scritta e quella visiva si amalgamano. E i passaggi più pittorici trovano sempre una soluzione narrativa nel complesso. La parte scritta e quella visiva convivono, e questa è una delle sue grandi abilità, un fumetto che è valido dal punto di vista della narrazione sia scritta, sia visiva, elementi inscindibili».
Nelle sue storie, Gipi riesce a toccare temi universali. Quali sono i campi di ricerca privilegiati?
«I grandi temi dell’umanità: l’amore, la guerra, la memoria, l’identità, la ricerca della storia, il rapporto tra la storia personale e la grande Storia universale. Questi ricorrono tutti nelle storie di Gipi, e il visitatore le potrà rintracciare anche nelle opere esposte nella mostra». —
Sara Venchiarutti
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