Il presidio
Noemi e Dario in Svezia destinazione Capo Nord
I due giovani partiti da Vecchiano con i “Bravo” non sono ancora a metà strada «In Germania abbiamo avuto contrattempi con una pattuglia della polizia»
vecchiano. Sono a Växjö, città della provincia dello Småland, in Svezia, poco più di 60mila abitanti: 19 gradi, nuvoloso ma non piove (ieri alle 16). Il Bravo, il mezzo scelto per la lunga traversata da Vecchiano a Capo Nord al momento si è comportato bene. Anzi i Bravo, perché uno è guidato da Noemi Taddei, l’altro da Dario Breschi.
Sono partiti domenica 28 luglio per compiere questa impresa, armati di tanta pazienza ed emozione. E anche un bel po’ di bagagli. «Abbiamo un carico di 300 chili ciascuno. Mi porto dietro _ specifica il 28enne Dario – 20 litri di olio per la miscela. Non mi fido di ciò che troveremo per strada. Ormai i nostri motori sono abituati a questa diluizione e a quest’olio da più di 35 anni». Dietro alla sella dello scooter Piaggio c’è un portapacchi come quello dei postini, e davanti, sotto il fanale, uno aperto.
La tabella di marcia è rispettata?
«Grosso modo sì. Abbiamo percorso 1.440 km. Ce ne mancano più di duemila per toccare Capo Nord. Ma ci arriveremo», è fiduciosa Noemi Taddei.
Intanto vi godete il paesaggio, sperando che il tempo continui a essere clemente.
«Al momento non ci possiamo lamentare. Per quanto riguarda il paesaggio, beh davvero bellissimo. Lo possiamo ammirare con una certa calma, visto che la velocità del mezzo non è eccessiva».
Qualche imprevisto?
«Sì, attraversando un tratto di Germania che è ricorda dove. Di sicuro non è stato facile. Lì le strade normali, quelle cioè percorribili con il nostro Bravo, improvvisamente confluiscono in una superstrada che a quel punto diventa vietato transitare con un motoscooter. Abbiamo optato per una pista ciclabile perché non sapevamo davvero come continuare la strada, ma una pattuglia della polizia ci ha visti e ci ha dato l’alt».
Noemi e Dario, a quel punto, non si sono persi d’animo e hanno spiegato il motivo per cui stavano lì, che erano partiti dall’Italia e quali fossero le loro intenzioni di viaggio. Così i poliziotti sono apparsi comprensivi e li hanno scortati a un vicino hotel dove avrebbero trascorso la notte che si stava avvicinando.
«Al mattino dopo siamo ripartiti – racconta ancora Noemi – ci siamo infilati nuovamente in una strada che immancabilmente è sfociata in una superstrada. E noi nuovamente abbiamo preso una pista ciclabile. E chi abbiamo incontrato? La solita pattuglia. Che a quel punto ci ha intimato, senza mezze misure: “Ragazzi ascoltate bene: prendete un furgone a noleggio, ci caricate i vostri motorini e ve ne tornate in Italia. Oppure lasciate questo territorio. Non ne vogliamo più sapere…”».
Noemi e Dario non hanno preso il furgone per tornarsene indietro ma si sono “semplicemente” ripromessi di fare attenzione a dove mettere le ruote dei loro Bravo.
A parte questo contrattempo con la polizia, il resto della strada non ha dato problemi?
«Al momento, toccando ferro, tutto va per il meglio. E dobbiamo dire – commenta Dario che di motori se ne intende visto che lavora in una stazione di servizio a Vecchiano – che i nostri Bravo stanno facendo davvero egregiamente il loro lavoro di taxi particolari».
Anche in Danimarca è andato tutto in modo regolare, poi l’ingresso in Svezia dalle parti di Malmö. —
Paolo Falconi
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