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Pisa

Pisa omaggia la Luna a Palazzo Blu: le emozioni rifioriscono a 50 anni dall’impresa dell’Apollo 11

Amanda Fincatti
Al pubblico della serata in omaggio ai cinquant’anni dalla prima missione dell’uomo sulla Luna ha dato il benvenuto  il presidente della Fondazione Palazzo Blu Cosimo Bracci Torsi (fotoservizio Renzullo/Muzzi)
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Al pubblico della serata in omaggio ai cinquant’anni dalla prima missione dell’uomo sulla Luna ha dato il benvenuto il presidente della Fondazione Palazzo Blu Cosimo Bracci Torsi (fotoservizio Renzullo/Muzzi)

Ma perché nessuno progetta di tornare lassù? Le risposte ai tanti interrogativi da parte di Paolo D’Angelo e Luca Perri

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PISA. È stata apprezzata da un numeroso pubblico l’iniziativa a cielo aperto dedicata alla storia dell’avventuroso sbarco sulla Luna di cinquant’anni fa, ricordato nella serata di venerdì scorso nel giardino appositamente attrezzato di Palazzo Blu. Racconti e immagini proiettate hanno incorniciato l’evento “Ritorno alla Luna”, organizzato per rivivere l’impresa dell’Apollo 11. Ma non solo, dato che dietro alla missione spaziale che ha portato Neil Armstrong a fare i primi passi sul satellite naturale ci sono stati tanti tentativi e alcuni fallimenti, il tutto nel contesto storico degli anni della Guerra Fredda che agevolò quell’audace corsa verso lo spazio.

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Il giornalista esperto di astronautica Paolo D’Angelo ha ripercorso, tramite un dettagliato racconto illustrato da foto e video, i momenti cruciali che antecedettero il successo della missione che portò i tre astronauti nordamericani sulla superficie della Luna tra il 20 e 21 luglio 1969. La sfida lunare intrapresa dagli Stati Uniti d’America e dall’allora Unione Sovietica scattò nei primi anni del secondo dopoguerra. Nel 1955 «il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina l’annuncio dell’intenzione degli americani di lanciare un satellite nello spazio», ha ricordato il giornalista D’Angelo, aggiungendo che «l’America lo annunciò e i sovietici lo fecero». L’annuncio del lancio dello Sputnik I nel 1957 scioccò infatti l’America. Tuttavia, appena qualche mese dopo anche gli statunitensi si sollevarono riuscendo a far compiere il giro orbitale della terra ad un satellite.

Per l'iniziativa più ambiziosa, invece, la Nasa iniziò nel 1967 il programma Apollo 11, destinato a raggiungere il suolo lunare. Molti miliardi di dollari furono investiti e oltre 400mila uomini furono coinvolti nei lavori di quella missione che partì il 16 luglio 1969. L’Apollo 11, lanciato, entrò nell’orbita lunare il giorno 19, per eseguire nel giorno 20 «la discesa drammatica» sul “Mare della Tranquillità”, la postazione sulla Luna scelta per l’atterraggio. La trasmissione dell’avvenimento in diretta Rai intrattenne gli italiani sullo schermo ed il giorno dopo sui giornali la sensazione era di entusiasmo, «sembrava che ad essere andata sulla Luna fosse l’intera umanità».

L’esplorazione sulla Luna con un equipaggio umano ha avuto luogo soltanto con altre missioni coordinate dalla Nasa, fino al 1972 con l’Apollo 17. Per il dottorando in astrofisica Luca Perri le motivazioni per le quali non “siamo più andati” sulla Luna sono di sfondo politico ed economico, ma soprattutto per il fattore rischio legato all’incolumità degli astronauti. Perri ha spiegato che l’assenza dell’invio di missioni umane sulla Luna negli ultimi decenni non può assolutamente confluire nei complotti che considerano l’esperienza lunare una farsa. Lo studioso ha ribadito che le prove della veridicità dell’allunaggio sono troppo evidenti da rifiutarle. E ha ricordato, appunto, dei 382 chilogrammi di rocce e polveri trasportate dalla missione, dei riflettori laser che ancora oggi funzionano insieme ai sismometri allocati sul terreno lunare, oltre alle fotografie scattate e le impronte lasciate.

Ma la domanda rimane: chi ci tornerà per primo sulla Luna? Oggi sono molti i privati ad interessarsi e a finanziare progetti sulla Luna, oltre all’agenzia spaziale cinese che cerca di fare concorrenza alla Nasa. —
 

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