Il Tirreno

Pisa

«La richiesta di grazia? Sarebbe un’ulteriore offesa a Roberta»

Sabrina Chiellini
«La richiesta di grazia? Sarebbe un’ulteriore offesa a Roberta»

Durissimo il commento dell’avvocato Enrico Maria Gallinaro che ha assistito nel processo lo zio e la cugina della donna

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Ora che Antonio Logli è stato condannato anche in Cassazione a 20 anni per l'omicidio e la distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, cosa accadrà? Nella casa di via Dini la serenità e l’armoniosa vita tanto sbandierata da Sara Calzolaio, ex amante e ora compagna di Logli, con curiosi “fuori onda” in tv, se c’erano, sono state spezzate. E forse verranno sbriciolate dalle richieste di risarcimenti milionari che si profilano. Le scelte dei figli a sostegno di una posizione, oggi sancita come insostenibile, a favore del padre hanno tracciato un confine insuperabile con i familiari di Roberta, come lo zio e una cugina, “colpevoli” di aver lottato con l’avvocato Enrico Maria Gallinaro per ottenere un processo sì indiziario ma basato su un’accusa “robusta”. La vicenda è stata ricostruita a fondo dalla Procura e dai carabinieri con tanti testimoni che, se fossero sfilati davanti ad una Corte d’Assise, avrebbero convinto forse anche gli innocentisti. In molti sarebbero stati costretti a prendere atto della pesantezza degli elementi raccolti a carico di Logli ma, soprattutto, dell’irrilevanza delle testimonianze posticce, ingigantite dal marito allo scopo di avvalorare l’unica via d’uscita che Logli pensava di avere: l’allontanamento volontario della moglie. Nella difficoltà di smontare la complessità degli elementi raccolti, l’unica via d’uscita poteva essere il dubbio. E, in assenza di dubbi sugli indizi, l’unico elemento che avrebbe potuto spianare la strada verso l’innocenza era la pervicace alimentazione di incertezze su Roberta. Invece non è emerso alcun dubbio su di lei, come conferma l’avvocato Gallinaro, che assiste Anna Maria e Antonino Ragusa, rispettivamente cugina e zio di Roberta. Insomma, quasi un “doppio” femminicidio. Al posto di ravvedimenti, che tuttavia qualcuno intravede nella tardiva ipotesi della difesa di orientare il giudizio (il ricorso è stato giudicato inammissibile dalla Cassazione) sull’omicidio preterintenzionale, Roberta è stata presentata senza riguardo, insistendo fin troppo sull’ipotesi di un allontanamento volontario. Eppure dalle indagini è apparso chiaro il profilo di una moglie e madre esemplare. Una donna perbene che viveva per la famiglia.

Avvocato Gallinaro, cosa pensa dell’ipotesi di richiedere la grazia al presidente della Repubblica, a cui sta pensando Logli?

«Ritengo che non ci siano i presupposti in questo momento per chiedere la grazia. Una richiesta del genere, oggi, rischierebbe di essere offensiva nei confronti della memoria della povera Roberta. Soprattutto perché se ne parla a così breve tempo da una sentenza tanto importante per chi ha subìto questo grande dolore. Ci tengo, a prescindere da tutto, ad evidenziare che in 12mila pagine non è mai emerso nulla di diverso dal profilo di una donna, di una madre, attenta e premurosa nei confronti dei figli e della famiglia. Questo non dovrà mai essere dimenticato da nessuno»

Ha parlato con i suoi assistiti? Quali stati d’animo ha colto? Che cosa pensa della condanna definitiva?

«In una vicenda del genere non esistono vincitori. Veder riconosciuta la colpevolezza di Logli, al di là di tutta l’amarezza della storia, è motivo di soddisfazione professionale ma anche di tristezza. Svariati giudici ormai ci dicono che il fatto è vero. Il dubbio, legato forse al cadavere che non si trova, può appartenere al comune sentire, ma non alle regole dettate dal nostro codice di procedura penale, relativamente alla valutazione della prova. Valuterò con i miei assistiti le azioni da intraprendere per ottenere in sede civile il risarcimento che è stato già deciso dai giudici di merito».

È stato un processo difficile. Ci sono stati dei momenti in cui avrebbe preferito un dibattimento in Corte d’Assise?

«Il dibattimento certamente avrebbe consentito maggiori approfondimenti».

Come interpreta la richiesta della difesa in Cassazione di valutare l’omicidio preterintenzionale? La situazione di una lite con percosse che ha portato ad una morte non voluta…

«Non voglio entrare nel merito delle scelte della difesa di Logli che ho sempre rispettato. Penso però che la richiesta dovesse essere presentata in sede di merito. Davanti alla Corte di Cassazione ritengo che il ricorso non potesse avere che questo esito. Non dobbiamo perdere di vista il fatto che siamo davanti a un processo indiziario, ma tutti gli indizi nei confronti di Logli sono gravi, precisi e concordanti. Mancano le modalità con cui è avvenuto l’omicidio, ma non manca certo la prova, ovviamente indiziaria, che l’omicidio ci sia stato».

Qual è stato il momento più significativo di tutta la vicenda processuale? Ricorda il sorriso beffardo di Antonio Logli dopo il primo proscioglimento del Gip del Tribunale di Pisa?

«Lo ricordo. Ma ricordo ancora meglio un altro episodio. Sono stato il primo avvocato che si è “affacciato” in Procura per andare a depositare la nomina. Quel giorno una delle impiegate della segreteria del pm, dottor Mantovani, mi guardò e mi chiese: “Perché? Roberta Ragusa ha dei parenti?”. È un particolare che dice molto di quello che è stato l’inizio di questa vicenda».

L’unico giudizio contro Logli emesso a Pisa è stato quello di una donna, la dottoressa Elsa Iadaresta. Ha qualche riflessione su questo punto?

«La sua sentenza è stata importante ma di fatto si è in parte allineata a quella della Cassazione che annullò il proscioglimento di Logli. Questa è stata la vera svolta. Quest’ultima sentenza della Cassazione aveva infatti escluso ogni ipotesi alternativa alla fine violenta di Roberta Ragusa. E’ stato detto per la prima volta che Roberta era stata uccisa».

Chi si sente di dover ringraziare?

«I carabinieri, che hanno messo in campo tutte le energie disponibili per arrivare alla verità». —



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