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Ultimo gesto d’amore di Sara per Antonio gli passa la felpa nera per coprirsi il volto

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Ultimo gesto d’amore di Sara per Antonio gli passa la felpa nera per coprirsi il volto

È della compagna il giubbino utilizzato per evitare di mostrarsi a fotografi e operatori tv. La disperazione di Alessia

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Nel momento della disperazione, quando tutto era ormai perduto, ha voluto proteggerlo. Per l’ultima volta. Gli ha passato la felpa nera che aveva con sé perché la utilizzasse per coprirsi il volto al momento di uscire dall’affittacamere affiancato dai carabinieri. Sara Calzolaio ha “protetto” Antonio Logli con il giubbino nero che si vede nelle foto sopra la polo rossa a righe orizzontali bianche indossata dall’impiegato comunale di San Giuliano Terme. Un gesto d’amore per evitare che il suo compagno mostrasse il volto al momento di salire in auto per essere trasferito nel carcere di Livorno.

Una scena anticipata da momenti drammatici. Dopo la sentenza letta alle 21,30, nel B&B in zona Cnr Sara e Alessia sono scoppiate a piangere. «Non è giusto» hanno ripetuto. Qualche minuto dopo hanno bussato i carabinieri. Dalla mattina erano fuori dall’affittacamere. Era un soggiorno concordato per non farsi arrestare davanti ai genitori a Gello. Appena la comunicazione del ricorso dichiarato inammissibile è arrivata in Procura, i militari sono stati attivati per portare Logli in carcere. Non al Don Bosco dove nel frattempo si era radunata una piccola folla di curiosi. Meglio le Sughere a Livorno. Soluzione provvisoria.

«Stiamo vedendo dove poterlo portare – spiega l’avvocato Roberto Cavani –. Aspettiamo qualche giorno. La priorità è la vicinanza alla famiglia». Il Don Bosco può ospitare detenuti con pene definitive per omicidio. È già successo con Furio Spicciani (20 anni per aver ucciso la moglie e il suo amante, ndr) e Simone Baroncini (16 anni per aver ammazzato un’amica, ndr). La prima notte in carcere Logli l’ha passata senza particolari problemi. «È disperato e ripete di essere innocente» spiega chi lo ha incontrato. È in una cella singola e ha già fatto un colloquio con lo psicologo.

Per l’avvocato ora il pensiero va ai figli Daniele e Alessia. «E anche a Sara ha bisogno di aiuto – aggiunge il legale –. Per sette anni sono stato vicino a questa famiglia non solo come avvocato. È un momento doloroso». Vendendo poi alla parte dei risarcimenti disposti dalla Cassazione, ma da fissare in sede civile, Cavani spiega che «anche i figli hanno diritto a chiedere i danni per la perdita della mamma. Così come è un diritto delle cugine che si sono costituite nel processo. Dico anche che privare Antonio dei suoi beni, non molti, significa toglierli ai suoi figli che dopo aver perso una mamma ora sono anche senza un padre». —



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