Il Tirreno

Pisa

logli sugli inquirenti 

«Non hanno indagato abbastanza sulle piste alternative al delitto»

P.B.

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pisa. «Prima ero per la pena di morte per chi commetteva certi reati. Ora non più. Quello che è accaduto a me può succedere a chiunque».

Si sente vittima di un meccanismo giudiziario in cui, a suo dire, non ci sono state le stesse energie per valutare l’ipotesi alternativa all’omicidio.

Antonio Logli ha sempre stigmatizzato un orientamento delle indagini a suo avviso a senso unico.

«A parte i primi due giorni, poi Roberta non è stata più cercata – è la sua tesi –. Noi abbiamo messo anche degli investigatori privati, ma non disponiamo certo dei mezzi delle forze dell’ordine. Ho due figli da crescere, devo pensare a loro. Chi doveva cercarla non lo ha fatto come avrebbe dovuto».

Una segnalazione era arrivata il sabato mattina, 14 gennaio, al Carrefour di San Giuliano Terme. Un’amica di Roberta disse dio averla riconosciuta e di averla anche salutata a distanza.

Nei due gradi di giudizio le testimonianze di chi sostiene di aver visto Roberta in pigiama al Carrefour o addirittura la sera della scomparsa in via Dini non sono state ritenute attendibili. Sull’eventualità della conferma della condanna: «Non voglio andare in carcere perché non sono un assassino e non ho fatto niente: sarebbe un’ingiustizia clamorosa». —

P.B.

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