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Bulgarella Costruzioni chiuderà il 31 luglio «Ma ultimerò le torri»
L’imprenditore siciliano: mi dedicherò solo all’alberghiero E conferma di voler terminare il progetto in via Bargagna
pisa. «La Bulgarella Costruzioni chiuderà il 31 luglio, ma il personale sarà reimpiegato nelle altre società del gruppo. Tranquilli, le torri di via Bargagna saranno ultimate. Quelle sono della Edilcentro».
L’imprenditore Andrea Bulgarella si appresta a scrivere l’ultimo capitolo dell’azienda di famiglia perché, come anticipato al Tirreno, «per 50 anni ho sognato, oggi non ci riesco più».
L’amarezza per le inchieste, la burocrazia e un sistema bancario che «non fa il suo dovere» sono alla base di una cessazione che, a detta dell’imprenditore, non lascerà nessuno a casa.
Nell’aprile 2018 il gip di Firenze aveva archiviato l'indagine avviata dalla Dda nel 2013, in cui l'imprenditore era accusato di associazione a delinquere con l'aggravante di aver favorito la mafia. Nell’inchiesta venivano ipotizzati anche reati finanziari ed uno stralcio, dopo l'archiviazione, era stato inviato alla Procura di Milano, per competenza. Nei giorni scorsi è arrivata l’archiviazione anche per le accuse di appropriazione indebita e concorso in truffa (reati contestati anche ai vertici di Unicredit).
«La Bulgarella Costruzioni - prosegue - azienda con 120 anni di storia, il 31 luglio chiude. Non farò mai più il costruttore. Continuerò il mio impegno come imprenditore nel settore alberghiero. Con le indagini tutte le banche mi hanno negato credito. In questi 6 anni di calvario, intanto, molti operai, per fortuna, sono andati in pensione, altri hanno avviato attività in proprio o trovato nuova collocazione».
«Da 40 anni denuncio il malaffare, eppure nessun pm ha mai pensato di ascoltarmi. Non ascoltano me, ma credono alle bugie che gli propalano alcuni pentiti - dice l'imprenditore - Ho scelto di investire a Misurina, in Veneto, perché in Sicilia non ci sono le condizioni per poter lavorare: non c’è lo Stato. Altri miei colleghi hanno compiuto scelte diverse. Scelte che non condivido, ma le capisco. Quando lo Stato non c’è, sono altri a dettare le regole; e tu non hai scelte, se non quella di andar via, così come ho fatto io, portandomi dietro le maestranze». Per il costruttore trapanese «la realtà è ben diversa da quella che ci viene raccontata. In Sicilia non c' un imprenditore di fuori che venuto realmente ad investire. È stata azzerata l'economia reale». —
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