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Il commento

Alzare i toni non paga e non aiuta a centrare l’impresa

Antonio Scuglia
Alzare i toni non paga e non aiuta a centrare l’impresa

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Chissà come sarebbe andata ieri sera se l’Arezzo avesse preparato la partita come una normale gara in cui bisognava rimontare e basta. Non lo sapremo mai: la vittoria nerazzurra dell’andata ci aveva... esaltati sì, ma non tranquillizzati.

Il Pisa aveva giocato benissimo, certo, e aveva inflitto agli amaranto la prima sconfitta casalinga dopo più di un anno. Ma la squadra di Dal Canto aveva confermato quanto aveva già fatto vedere più volte in campionato, ovvero la capacità di rendersi pericolosa ogni volta che superava la metà campo. E due gol in 90 minuti, più recupero, si possono sempre segnare. Una condotta di gara aggressiva, un paio di episodi favorevoli, un avversario che magari sbaglia una mossa, e l’impresa è possibile.

Ma l’Arezzo non l’ha preparata così. O meglio, la squadra ha chiaramente lavorato sugli aspetti “del campo”, ma la società amaranto e lo stesso vertice delle istituzioni cittadine, il sindaco Ghinelli, hanno voluto forzare i toni, creando un clima molto più caldo del normale.

Fra Arezzo e Pisa, intesi come club, le scaramucce erano iniziate otto mesi fa. La sfida della regular season all’Arena si giocò nonostante i nerazzurri avessero chiesto di rinviarla, perché la città era sotto choc per l’immane rogo dei Monti pisani. L’Arezzo rifiutò (in modo peraltro legittimo), il Pisa fece un comunicato in cui si rammaricava del «diniego dell’Arezzo a posticipare la gara» e l’Arezzo denunciò i nerazzurri alla Procura federale, che li ha deferiti.

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Nei giorni scorsi il nuovo round: prima il sindaco di Arezzo, poi il club hanno accusato il Pisa di essersi rimangiato la parola dopo aver assicurato la reciprocità del numero di biglietti del settore ospiti. Accuse circostanziate: secondo il presidente Giorgio La Cava, come riportava amarantomagazine.it, «tutti sapevano che c'era questo patto siglato davanti a prefetto e questore». E la società invitava «il presidente della Lega Pro ad intervenire personalmente al fine di garantire il rispetto degli impegni sottoscritti e verbalizzati nell’apposta riunione in prefettura ad Arezzo». Ma se sono verbalizzati ci sarà un verbale, no? Il Tirreno lo ha chiesto in visione, vanamente. Ma il clima ad Arezzo, dopo due giorni di tam tam su quanto fossero cattivi i pisani, era rovente. Molto oltre la normale, per quanto accesa, rivalità sportiva.

Una partita di pallone è diventata un “buoni contro cattivi”, l’attenzione della tifoseria poteva pericolosamente spostarsi lì invece di guardare il campo. Chissà se Cutolo e compagni ne hanno risentito. Chissà se in un clima più sereno avrebbero compiuto l’impresa di rimontare due gol. Di certo, alzare i toni non l’hanno aiutati. E ha fatto enormemente piacere vedere che i sostenitori dell’Arezzo, con tre grandi striscioni, se la sono presa con tutti, non solo con il Pisa: «Il tifoso è un bene prezioso, ma va tutelato e rispettato», hanno scritto. —



 

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