Il Tirreno

Pisa

«Sono il Di Maio che ha battuto Salvini Il Capitano si accomodi in panchina»

Danilo Renzullo
«Sono il Di Maio che ha battuto Salvini Il Capitano si accomodi in panchina»

Il sindaco esulta dopo l’attesa in casa, tra pasta con le sarde e sigari, contando su un pezzo di carta i dati dai seggi

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I sigari per esorcizzare la tensione, i pugni al cielo per celebrare la vittoria. E poi l’attacco alla Lega e al suo leader Salvini per sfogare i turbamenti di una lunga ed intensa campagna elettorale. Sergio Di Maio evita il ballottaggio e si conferma alla guida di San Giuliano. Sostenuto da una maxi-coalizione di centrosinistra, il sindaco uscente siederà per altri cinque anni sullo scranno più alto di Palazzo Niccolini, conquistato al primo turno con il 54,05% dei voti.

Nonostante il bottino di preferenze strappato dalla Lega, per la prima volta presente con il suo simbolo alle amministrative sangiulianesi, il Carroccio e la coalizione di centrodestra non riescono ad espugnare la cittadina termale. «Abbiamo desalvinizzato quella piazza», esulta Di Maio indicando dal balcone della sede del Pd piazza Italia, poche settimane fa “occupata” da Matteo Salvini per un comizio a sostegno del candidato di centrodestra Antonio Casucci (30,66%). «Sono l’unico Di Maio che ha battuto Salvini: adesso il Capitano può sedersi in panchina», prosegue il primo cittadino “riprendendosi” quella piazza con bandiere e palloncini tricolore. Sigari, pronostici e whatsapp per ingannare la tensione, sciolta in due lunghi abbracci con le figlie e con il vicesindaco uscente Franco Marchetti quando ormai i dati ufficiosi si trasformano pian piano in ufficiali. Di Maio ha scelto il calore del salotto di casa per seguire, insieme a pochi componenti del suo staff, l’inizio dello spoglio. Pranzo tipico siciliano per il carabiniere di origini palermitane (pasta con le sarde e vino isolano) ed occhi puntati sulle dirette televisive e sul cellulare. Ad ogni squillo un’esultanza. E più i messaggi provenienti dalle sezioni si accumulano e più la tensione si scioglie in sorrisi di gioia. Il sigaro nella mano destra, un foglio con i pronostici scritti a quattro minuti dall’inizio dello spoglio nella sinistra. Sventolato con fierezza quando, dopo poche ore, i risultati danno ragione a quel laboratorio politico che, caso raro in Italia, è riuscito ad unificare tutte le varie anime di sinistra. Una forbice tra il 53 e il 57% per il centrosinistra, tra il 25 e il 27% per il centrodestra, le previsioni del riconfermato sindaco che si muove nervosamente nel salotto di casa sorridendo ai dati delle europee.

«Il Pd a San Giuliano è il primo partito. Il buon risultato a livello nazionale è il segno di un cambiamento positivo», dice. Un pugno sul tavolo rompe il silenzio, scosso solo dagli squilli degli smartphone. La coalizione di centrosinistra ha doppiato gli avversari in uno dei 33 seggi. Un crescendo di risultati positivi, lo spingono ad uno, due, tre sorrisi. Il pensiero va a cinque anni fa, quando la corsa per la conquista di Palazzo Niccolini incontrò l’ostacolo del Movimento 5 Stelle, superato al ballottaggio. «Questa volta andiamo diretti», il presentimento.

Il loop di emozioni ed esultanze si trasferisce nella sede del Pd. La bandiera dem e quelle dell’Europa sventolano dal balcone cha affaccia sul largo Shelley. All’interno i volti di Che Guevara ed Enrico Berlinguer impressi su due manifesti sembrano sorridere ai risultati che pian piano vengono proiettati sui monitor. «Li abbiamo asfaltati», esclama il neoeletto sindaco prima di unirsi in un lungo abbraccio con Marchetti. Le lacrime dei due si trasformano in pugni. Alzati al cielo in segno di vittoria quando la percentuale dei voti ottenuti supera ampiamente il 50%. «Ha vinto la cultura del governo, ha vinto la cultura del fare - le prime parole di Di Maio -. Non ho mai messo in dubbio questo risultato. Un risultato storico, ma mai in bilico, frutto di un lungo lavoro e delle grandi potenzialità di questa coalizione. I nostri avversari le hanno provate tutte: hanno portato ministri, sottosegretari e anche il Capitano (Salvini, ndr). Sono l’unico Di Maio che ha battuto il Capitano, che adesso può accomodarsi comodamente in panchina - la risposta del primo cittadino alle parole di Salvini («A San Giuliano - disse il leader della Lega - c’è un Di Maio da mandare a casa, a Roma uno con cui governare») -. Quando è venuto a San Giuliano l’ho invitato in Comune e non è venuto, adesso spero che torni qui a stringere la mano al Di Maio originale».

Già, il Comune. Dove oggi Di Maio tornerà per proseguire il lavoro iniziato cinque anni fa. «Sarò il sindaco di tutti, come lo sono sempre stato - la promessa -. Ci metteremo subito al lavoro per portare a compimento gli investimenti che abbiamo in cantiere, programmare nuove opere, una nuova viabilità ed innovative politiche ambientali». —

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