«Pisa è il Comune più virtuoso d’Italia» Sui meriti è baruffa tra Conti e Filippeschi
Il sindaco: tutto grazie al precedente assessore Cortopassi. L’ex sindaco: le solite miserie di chi campa di rendita
PISA. Senza esclusione di colpi. Ex sindaco contro sindaco. E viceversa. Marco Filippeschi contro Michele Conti. Forse non aspettavano altro, dopo il clamoroso ribaltone elettorale in direzione leghista di un anno fa. L’occasione è di quelle “ghiotte”. «Pisa è il Comune più virtuoso ed efficiente d’Italia, almeno dal punto di vista finanziario», ha stabilito in una sua ricerca l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, di cui è direttore il professor Carlo Cottarelli. Un vanto, un orgoglio. «Rivendico questo risultato. Oggi la città è ferma, senza progetti né ambizioni. Conti campa di rendita», contrattacca Filippeschi dopo che Conti, commentando i dati, aveva detto: «Merito dell’allora assessore al bilancio Cortopassi». Un salto indietro nel tempo sorpassando completamente i due mandati a guida Filippeschi.
I numeri
Ma cosa dice la ricerca dell’Osservatorio? Che il Comune di Pisa (dati 2016) è in vetta alla classifica perché, con una spesa non molto superiore allo standard, riesce ad offrire servizi in quantità più ampia rispetto alla media per una città di queste dimensioni. Sei i parametri presi in considerazione: smaltimento rifiuti, funzionamento degli uffici amministrativi, istruzione pubblica, attività sociali, viabilità e territorio, polizia locale. Pisa peraltro è in testa alla classifica (52 Comuni capoluogo di provincia con più 80mila abitanti nelle regioni a statuto ordinario) con un gran vantaggio: il suo indicatore di efficienza è pari a 139,50 punti, il secondo (Parma) totalizza 85,31 punti, il terzo (Padova) 71,92.
Il sindaco
«Pisa - commenta Conti - è il Comune più virtuoso ed efficiente d’Italia dal punto di vista finanziario secondo questa classifica. Un dato da festeggiare e da mantenere. Un risultato che, ne sono convinto, vada attribuito in larghissima parte alla lungimiranza parsimoniosa di Sergio Cortopassi, prima sindaco di Pisa e poi assessore al bilancio: il lavoro impostato sotto la sua gestione ha portato l’ente da un lato a diminuire drasticamente l’indebitamento accumulato negli anni precedenti, dall’altro a sfoltire il patrimonio comunale alienandone la parte ritenuta non strategica. Le leggi nazionali successive in materia di finanza pubblica hanno consentito a chi ha amministrato dopo di lui di mantenere questo valore acquisito, di cui oggi anche la nostra amministrazione ne gode i benefici».
L’ex sindaco
Filippeschi sbotta: «Conti dovrebbe essere generoso e corretto con chi l’ha preceduto. Dopo la bassezza del mancato invito ai sindaci protagonisti della riapertura dell’Incile, leggere a commento di risultati così chiari le solite miserie di chi campa di rendita non depone bene per il futuro della città e dei suoi bilanci». L’ex sindaco rivendica «questo splendido risultato per Pisa, vuol dire che i soldi dei cittadini sono stati amministrati bene: si chiama buongoverno, nonostante il peso di dieci anni di gravissima crisi economica, 2008-2018, proprio quelli dei due mandati delle mie giunte». Nonostante questo, sottolinea Filippeschi, «abbiamo migliorato i conti del Comune fino a questi risultati. E abbiamo fatto investimenti mai visti prima, portando in città risorse esterne, come i fondi europei, in quantità assolutamente inedite. Oggi invece la città appare ferma, purtroppo, senza progetti nuovi né ambizioni». Due appelli a Conti: «Firmi la “Carta di Pisa”, il codice di autodisciplina degli amministratori contro la corruzione e la penetrazione delle mafie, fatto proprio dall’associazione “Avviso Pubblico”, che io firmai per primo tra i sindaci italiani. La firmi. Prenda impegni e li metta in pratica». Poi la richiesta «di riaprire i Consigli territoriali di partecipazione, che hanno lavorato a rappresentare i nostri quartieri, spesso con un’azione dei consiglieri nominati trasversale alle appartenenze politiche, e che da un anno sono chiusi solo per colpa della giunta». —
Francesco Loi
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