Pieve de’ Pitti, vini di qualità dalla generosa Terricciola
I prodotti della famiglia Gargari-Melai protagonisti della cena di venerdì nell’ambito della rassegna enogastronomica organizzata da Il Tirreno e Cna
TERRICCIOLA. La vendemmia è rigorosamente a mano e, per alcune etichette speciali, i grappoli sono selezionati uno ad uno, affinché solo i migliori possano contribuire all’eccellenza della produzione. Parliamo di vini, degli ottimi vini prodotti da un’azienda, Pieve de’ Pitti, che rappresenta uno dei fiori all’occhiello del nostro territorio, nel cuore di Terricciola, su terreni che affondano le radici in una storia antica, dove un tempo dominavano i Conti del Castello di Pava e il cui nome Pitti si lega alla nobile e potentissima famiglia fiorentina, proprietaria di queste terre e non solo, fino alla metà del XVI secolo. Una terra ricca e generosa, in grado di regalare grandi vini, prodotti ora anche dalla famiglia Gargari-Melai, divenuti vignaioli. . Vini selezionati che saranno i protagonisti della quinta tappa di “Artigiani in Tavola”, la rassegna enogastronomica promossa da Il Tirreno e Cna, ed ospitata, venerdì 10 maggio, all’Osteria Micheletti di Pisa. Sei i vini prodotti da Pieve de’ Pitti i quali rappresentano, insieme all’olio extra vergine d’oliva, il core business dell’azienda (16 ettari di vigneti e mille piante di olivo), che esporta oggi il 40% della produzione tra Europa, Estremo Oriente e Stati Uniti. Un’avventura imprenditoriale non priva di difficoltà, iniziata nel 1972, quando la famiglia Melai-Gargari, acquisì la proprietà, che comprende anche un confortevole ed elegantissimo agriturismo. «Ebbene sì. Erano gli anni Settanta, mia moglie ed io decidemmo che prima o poi ci saremmo trasferiti alla Pieve - racconta Sergio Gargari - una terra particolarmente produttiva, grazie al clima, e ai terreni fertili». Ed è anche grazie a queste certezze naturali che la famiglia Gargari iniziò la sua attività di agricoltori, seppur priva dei fondamentali elementi produttivi e commerciali del settore, affidandosi per un lungo periodo ad un esperto consulente che li accompagnò verso la giusta strada. «Una strada che iniziò con l’impianto dei primi 9 ettari di vitigni tipicamente toscani: Sangiovese, Trebbiano, Malvasia Nera e Canaiolo - continua Gargari - che dettero molto presto ottimi risultati, tanto che dal 2000, con l’ingresso in azienda di nostra figlia Caterina, Pieve de’ Pitti è stata in grado di crearsi una propria clientela, che ci ha sostenuto e dato fiducia, nel proseguire il cammino intrapreso, tant’è che nel 2002 furono impiantati ulteriori 7 ettari (inclusi alcuni vitigni internazionali), che ci hanno permesso di completare il progetto iniziale, ovvero offrire una gamma di vini prodotti in purezza, cioè composti da una sola tipologia di uve, senza assemblaggi. Arrivarono così il Merlot ed il Syrah, che con il Vermentino, il Trebbiano ed il Sangiovese hanno dato vita alla produzione attuale».
Questo non significa certo fermarsi a guardare. «Produrre vini è un lavoro duro ed impegnativo, insidiato - conclude Gargari - talvolta anche dalla natura, non sempre benigna, da nuovi parassiti difficili da contrastare per quanti, come noi, trattano terreni e vigneti in maniera sostenibile, nel rispetto del disciplinare biologico. Per questo la ricerca di qualità è il nostro primo obiettivo, elemento alla base dei nostri vini: Cerretello, Moro di Pava, Scopaiolo, Appunto Tribiana ed Aprilante. Una degustazione in azienda darà conferma delle nostre parole». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
