Prof bersagliato dalle critiche per “Bella ciao” ascoltata in classe
Pisa: a tenere la lezione di storia l’ex assessore Dario Danti. Finisce nel mirino perché «impegnato politicamente»
PISA. Non c’è 25 aprile, da qualche tempo a questa parte a Pisa e dintorni, che non porti con sè qualche polemica intorno alle celebrazioni. L’ultima, in ordine cronologico, è arrivata ieri, ha sconfinato oltre le piazze, è entrata nella scuola dilagando sui social che hanno fatto da cassa di risonanza. Il prof tiene in classe una lezione sulla Resistenza e fa ascoltare “Bella Ciao” ai suoi alunni, lo scrive sulla propria bacheca Fb e a distanza di qualche minuto il post rimbalza su un’altra bacheca dove il comportamento del docente viene additato come un tentativo di «stravolgere totalmente la scuola pubblica con un intento ideologico».. Lo scorso anno quello stesso inno partigiano, colonna sonora delle celebrazioni della Liberazione, finì nel polverone perché l’assessore cascinese e neo deputato leghista Edoardo Ziello lo definì «fazioso» contestando al contempo le iniziative organizzate dall’Anpi nelle scuole.
Quest’anno cambiano i protagonisti della vicenda ma la sostanza resta più o meno la stessa. Il prof in questione è Dario Danti, ex assessore pisano candidato con il centrosinistra alle ultime amministrative. La controparte è Claudio Meoli, poliziotto e sindacalista della polizia in pensione, anche lui candidato alle ultime amministrative con una lista civica. Da ore la lezione di storia del professore è finita sulla graticola, al centro dei commenti di favorevoli e contrari a far ascoltare in classe “Bella Ciao”. E con il brano «ideologico» nel mirino c’è finito il «professore impegnato politicamente» scrive Meoli. «Ed è questo che viene strumentalizzato - commenta Danti - il mio impegno politico: come docente di storia il 25 aprile per me è la giornata più importante per la nostra Repubblica, è uno spartiacque fondamentale nel nostro Paese. E Bella Ciao non è una canzone di parte ma una canzone dell’Italia liberata». Eppure le reazioni non sono state tutte di plauso, anzi. Di quel professore «politicamente impegnato» e recentemente salito agli onori della cronaca per aver disubbidito all’ordinanza anti-sedute in vigore fino a qualche mese fa in città, ora si mette in dubbio anche la professionalità, contestandogli, per dirla con le parole dei suoi critici, la volontà di «inculcare ideologie» nelle teste dei ragazzi.
Danti aveva messo nero su bianco sulla propria pagina Fb una (evidentemente solo in apparenza) ovvietà: «La lezioni di storia di oggi, a scuola, è iniziata ascoltando “Bella ciao” in onore del 25 aprile e della Resistenza antifascista. Poi, seguendo lo svolgimento del programma, abbiamo parlato dei campi di concentramento e di sterminio nazisti, della Shoah e del ruolo attivo dei fascisti della Repubblica Sociale nello sterminio degli ebrei italiani». Il docente, che insegna al liceo scientifico Dini e per alcune ore anche al liceo classico Galilei, “teatro” dell’episodio contestato, precisa: «In realtà di brani ne ho fatti ascoltare due, Bella Ciao e Oltre il ponte il cui testo è di Italo Calvino - spiega Danti - Qualche tempo fa, quando insegnavo a Pontedera, in una classe che si era particolarmente appassionata alla Rivoluzione Francese abbiamo ascoltato e commentato insieme la Marsigliese. La cultura storica è anche cultura degli oggetti, dei manifesti, delle canzoni, come pure dei luoghi e dei personaggi. Ed è così che a mio avviso bisogna fare memoria».
«Mi aspettavo queste reazioni? - conclude Danti - Purtroppo devo dire di sì: in un paese dove ci sono ministri, sottosegretari e sindaci che non fanno festeggiamenti ufficiali per la Liberazione succede anche questo. Il ministro Salvini si deve ricordare che può permettersi di disertare il 25 aprile perché c’è chi ci ha liberato questo Paese. E questa è storia, la storia che racconta anche Bella ciao». —
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