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«Tanta paura ma alla fine ci è andata bene Si può raccontare»
Le testimonianze dei passeggeri quando un uomo ha cercato di aprire il portellone durante il volo ad alta quota
PISA. «Ho fatto quello che mi sembrava fosse necessario, senza pensarci troppo. Ma ora è tutto passato e chi mi conosce lo sa, riprendo la mia vita di tutti i giorni».
La dottoressa dell’Asl, in pensione da alcuni anni e residente nel comune di Cascina, ammette di non ricordare troppo volentieri i momenti in cui ha visto l’uomo che armeggiava al portellone scatenando il panico sul volo EasyJet sulla rotta Londra-Pisa.
Immediata la reazione dei passeggeri, in particolare della dottoressa pisana, e del personale di bordo che lo hanno immobilizzato. L’aereo poi è atterrato senza problemi all’aeroporto di Pisa dove l’uomo è stato preso in consegna dal personale del 118. Non sarà denunciato, considerati i suoi problemi psichiatrici. «A mente fredda ho pensato che il portellone non si poteva aprire in nessun modo e in nessun caso, perché è pressurizzato. Quando però abbiamo visto quell’uomo che cercava di aprirlo si è scatenato il panico». Mai la dottoressa avrebbe pensato di trovarsi in quella situazione. In tanti si sono complimentati con lei per aver cercato di calmare quel passeggero di cui nessuno conosceva le intenzioni. E, visti i tempi, è facile immaginare la paura. «È successo tutto molto velocemente.La gente gridava. Sono stati attimi di terrore. Dopo, per la restante ora di volo, abbiamo vissuto nella tensione». A bordo dell’aereo EasyJet c’era anche la manager d’arte Stefania Corsini, di Carrara, che tornava da una settimana di vacanza insieme al figlio dodicenne. «Dal mio posto – sono le parole di Stefania – ho visto un uomo che armeggiava al portellone, poi ho sentito delle grida e altri uomini che sono intervenuti bloccandolo e mettendolo a terra. È successo tutto in un attimo, ma sono stati davvero momenti di tensione». «Subito dopo il personale di bordo ha allontanato i passeggeri dalle prime file isolando l’uomo, che è rimasto sotto il loro controllo fino all’atterraggio quando è salita a bordo la polizia – prosegue Corsini –. Lo ripeto, è stata questione di attimi ma l’adrenalina è corsa, nonostante le rassicurazioni del personale di volo eravamo tutti molto spaventati. Anche perché – sottolinea – non è stato spiegato cosa fosse successo e questo ha lasciato serpeggiare parecchia agitazione».
Stefania ha avuto anche un compito delicato, quello di non far trapelare la sua agitazione al figlio. «Mio figlio sul momento non si è accorto di niente e, dopo, ha vissuto la cosa come una piccola avventura “da film” – prosegue –. La manager di bordo ha tenuto a precisare che il portellone era in sicurezza e l’aereo non aveva subìto danni, immagino che la gente delle prime file fosse più spaventata. Il fatto è che all’inizio l’unica cosa chiara era che qualcuno aveva cercato di aprire il portellone. —
S.C.- A.V.
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