Il Tirreno

Pisa

sentenza della cassazione 

Bisturi dell’ospedale portati a casa per scopi privati: condannato

Pietro Barghigiani

Confermati i due anni a carico di un chirurgo di Cisanello riconosciuto colpevole di peculato: l’Aoup valuta provvedimenti disciplinari

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PISA. Bisturi e altri strumenti di proprietà dell’Azienda ospedaliera portati a casa e usati per scopi privati. Non un “prestito” occasionale e limitato nel numero dei pezzi.

L’appropriazione andava avanti da tempo e alla fine per gli inquirenti era arrivata a una cifra superiore ai 15mila euro. Condannato in primo grado in abbreviato a due anni con la condizionale per peculato (pm Giovanni Porpora), verdetto ribadito in appello a Firenze, per il dottor Filippo Delitala, 51 anni, residente a Pisa, chirurgo maxillo-facciale a Cisanello, arriva ora il sigillo della Cassazione. Il ricorso contro la sentenza di secondo grado, curato dall’avvocato Francesco Virgone, è inammissibile. E i due anni di pena diventano definitivi. L’Azienda ospedaliera sta valutando l’adozione di eventuali provvedimenti disciplinari - non escluso il licenziamento - nei confronti del medico. La storia risale all’ottobre 2014 e ha portato alla nascita di un altro filone, quello della Corta dei conti per il risarcimento del danno da quantificare a favore dell’Aoup che nei processi si è costituita parte civile con l’avvocato Carla Fiaschi.

Il chirurgo era stato indagato «perché quale dipendente dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana si appropriava di materiale chirurgico di proprietà dell'Aoup, del valore commerciale di 15.551,50 euro del quale aveva il possesso in ragione del proprio ufficio». Non solo bisturi, ma anche aghi e altre dotazioni sanitarie che da Cisanello prendeva la strada delle proprietà private del chirurgo che esercita anche la libera professione. La sua tesi difensiva era che «la presa in consegna del materiale sanitario da parte era dovuta a ragioni di custodia dovute a pregressi furti o smarrimenti in vista di un successivo utilizzo in ambito ospedaliero» si legge nella sentenza. Al limite, secondo il chirurgo, poteva esserci una condotta colposa «per non avere seguito la procedura amministrativa per la conservazione dei beni dell'azienda».

Spiegazioni ribadite nei tre gradi di giudizio che non hanno fatto breccia nei Tribunali. Per gli ermellini la sentenza di condanna d’appello è solida e logica. Viene ritenuta «indimostrata nonché del tutto inverosimile la spiegazione fornita dall'imputato in merito al trasferimento dei dispositivi chirurgici (per un valore di oltre 20.000 euro) per ragioni di custodia. Una versione difensiva, ad ogni modo, smentita dall'utilizzo di tali di tali strumenti per uso privato - comprovato da reperti fotografici (il ritrovamento di una pennetta Usb, con immagini in cui si vedevano i bisturi a marchio Aoup, in un camice in una lavanderia fece scattare le indagini dei carabinieri, ndr ) - e dalla circostanza che la riorganizzazione dei reparti risaliva a ben tre o quattro anni addietro rispetto al fatto». —

Pietro Barghigiani

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