Sul campo da rugby l’ultimo saluto al giovane carrozziere
Bandiera Usa e palloncini per dire addio a Joshua Stalzer vittima di un incidente d’auto mentre stava lavorando
viareggio. «Questo non è un funerale, i bambini si festeggiano. E Joshua era un bambino», dice con voce rotta mamma Patricia, seduta accanto alla bara di suo figlio, morto giovedì scorso a neppure ventuno anni nello schianto contro un albero a Vecchiano.
Quando ormai i palloncini bianchi e rossi sono volati in cielo, nella foresteria dello stadio Ferracci di Torre del Lago viene organizzato un rinfresco. La famiglia di Joshua Stalzer ha infatti voluto che ieri pomeriggio l’ultimo saluto venisse dato nella “casa” dei Titani, la società fondata da Denis Dallan nella quale gioca Kevin, uno dei suoi fratelli. Vicino alla bara un ragazzo pianta una bandiera degli Stati Uniti, come quella che Joshua aveva deciso di farsi tatuare sul petto assieme ad un’aquila perché, spiega la madre, «lui era figlio di genitori americani ma anche se nato qui, si sentiva molto legato ad origini mai vissute». Una volta conclusa l’omelia di don Daniele (parroco della Migliarina), inizia a parlare. Un po’ in italiano, un po’ in inglese. Poi traduce. Cerca sollievo pensando che «ora Joshua ha raggiunto la nonna e lei gli preparerà un piatto di tordelli».
Robin, la sorella, legge una lettera. «Sognava di diventare un meccanico» ricorda, era felicissimo del proprio impiego (in una carrozzeria di Vecchiano, ndr) che però per lui si è trasformato in un inferno. Il lavoro non può e non deve valere quanto una vita umana». Lo stesso fa Stefano, il fratello più grande. «Era intelligente, brillante, destinato a compiere grandi cose con le sue passioni». Papà Thomas, invece, ringrazia tutti perché «non ci siamo mai sentiti soli». Kevin, l’altro fratello, decide di rimanere in silenzio. Ci sono anche i vecchi compagni di scuola di Joshua (si era brillantemente diplomato all’istituto Fascetti di Pisa), alcuni membri della base militare americana di Camp Darby, dove i genitori lavorano. Formano tutti un grande arco, con dritto negli occhi quello striscione appeso sulla barra orizzontale dei pali della porta. Al centro la frase “Ciao Joshua”, di fianco due foto del ragazzo. L’amica del cuore ricorda il giorno in cui gli ha presentato Virginia, che sarebbe poi divenuta la sua fidanzata. Straziata dalle lacrime, conclude : «Non muore mai chi resta nel cuore di chi è vivo». —
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