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Confindustria 

Capitale della cultura d’impresa italiana gli industriali studiano il dossier

Giuseppe Boi ; g.boi@iltirreno.it
Capitale della cultura d’impresa italiana gli industriali studiano il dossier

Il presidente Federturismo Iorio e la commissione nazionale ieri erano in città. I pisani pronti a lanciare la sfida

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«La cultura, in senso ampio, può essere motore di crescita, lavoro e nuove imprese». Lo assicura Renzo Iorio, presidente di Federturismo-Confindustria, ieri a Pisa ospite degli industriali pisani. Un cambio di rotta per la Conferazione che passa attraverso una serie di progetti sui territori che portino l’idea di cultura come impresa in tutte le differenti realtà «in particolare quelle non toccate da processi di industrializzazione tradizionale». Tra questi progetti spicca quello della “Capitale della cultura d’impresa” che dal prossimo autunno sarà Genova. Un titolo a cui, in futuro, potrebbe ambire anche Pisa.

Ieri la commissione nazionale cultura di Confindustria e quella dell’Unione degli industriali pisani sono state protagoniste di una tavola rotonda, coordinato dalla presidente di Confindustria Pisa Patrizia Alma Pacini, che ha affrontanti il tema della cultura collegata alla sostenibilità. Presenti, tra gli altri Marco Raugi (prorettore per la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico) e il docente della Normale Andrea Ferrara. Si è affrontato il problema della crisi della cultura “che coincide con quella della società vittima di un’involuzione causata dalla tendenza a ragionare solo con slogan”, sottolinea Iorio.

«Un fenomeno che preoccupa noi imprenditori – sottolinea Pacini –. Ormai oltre che persone con specifiche competenze tecniche, il mondo del lavoro richiede persone capaci di pensare, ragionare, guardare oltre». Vale a dire figure sempre più rare anche per la crisi delle scuole. «Scuole in cui assistiamo sempre più a fenomeno di segregazione territoriale e di genere – rivela Ferrara della Normale –. Tra i circa mille ragazzi che ogni anno aspirano ad entrare nella Scuola superiore Normale la distribuzione della provenienza territoriale segue proporzioni normali. Dopo i test di ammissione l’80% dei ragazzi proviene dal Nord Italia. Stesso problema per quel che riguarda le iscritte donne: in fase di domanda d’ammissione sono il 35-40%, dopo i test sono solo il 5%».

Il tavolo di lavoro riunito ieri ha quindi ragionato sui motivi della crisi della formazione è più in generale della cultura. Tra questi è emerso in particolare il fatto che «studiare non paga», ossia le competenza non permettono una crescita economica e sociale ai ragazzi che ci investono. «Perché purtroppo – sottolinea preoccupato Iorio – l’unico ascensore sociale che attualmente funziona nel nostro Paese è la cultura. Solo tramite un’elezione chiunque può aspirare a crescere, ma spesso non crescono persone che hanno competenze e conoscenze. È questo che dobbiamo ricordare quando andiamo a votare». –



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