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Sprar, il caso Pisa finisce sul tavolo di Salvini
Interrogazione di Fratoianni sulla decisione del Comune di uscire dal sistema di protezione: «Richiedenti asilo e lavoratori sono a rischio»
pisa. Finisce a Roma, direttamente sul tavolo del ministro dell’Interno Matteo Salvini e del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, il “caso Pisa” in merito alla decisione del Comune, annunciata alcuni giorni fa in seguito all’approvazione di una delibera consiliare per revocare l'adesione ai progetti Sprar (Sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati) attualmente in vigore.
A sollevare la questione con una interrogazione a risposta scritta il parlamentare pisano Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana. «L’uscita dai progetti Sprar - scrive il parlamentare - , secondo l'assessore al sociale del comune di Pisa, sarebbe stata decisa per disporre e impegnare tutte le risorse umane e materiali dell'ente totalmente nelle tematiche sociali rivolte alle persone che risiedono da tempo in quel territorio e in particolare su progetti che riguardano il contributo per l'integrazione Tari, il contributo per la maternità e il bonus bebé. Tale motivazione dimostra come ancora una volta sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione si proceda in termini puramente propagandistici, mettendo in contrapposizione i diritti dei cittadini, in questo caso pisani, con quelli dei migranti, dei rifugiati e richiedenti asilo».
Fratoianni ricorda la tradizione virtuosa dello Sprar a Pisa in termini di accoglienza e integrazione ribadisce che «un progetto di welfare locale - continua Fratoianni - con un mix di sinergie di enti, Istituzioni, forze dell’ordine, associazioni, cittadinanza sociale si chiude per pura propaganda, interrompendo tutti i percorsi di integrazione avviati e provocando pesanti ricadute sui servizi del territorio dato che le persone continueranno a chiedere asilo ma non ci sarà nessuno che potrà accompagnarli in un percorso guidato di integrazione e crescita personale in un territorio. Infine, ci saranno 11 operatori, di cui 9 donne, 4 mamme, con una specifica esperienza nell’ambito dell’accoglienza di persone straniere che rischiano di non poter più continuare a svolgere il proprio lavoro». —
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