Quindici contratti per studiare le piante endemiche in Italia
Pisa. Molte le conosciamo da sempre, ma spesso non sappiamo nulla di loro. Eppure l’Italia è il terzo Paese più ricco di piante endemiche, vale a dire presenti solo nel territorio italiano, presenti in tutta l’area mediterranea. In tutto sono oltre 1.400, ma di gran parte di queste specie si conosce ben poco anche a livello scientifico. Per colmare questa lacuna è partito un progetto dell’Università di Pisa, finanziato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, che per i prossimi tre anni coinvolgerà anche le Università di Genova, Camerino, Napoli Federico II, Palermo e Cagliari. Un’iniziativa che ha anche una ricaduta occupazionale con 15 contratti di ricerca per giovani studiosi.
«Raccoglieranno dati sulle varie specie, con attività sia sul campo che in laboratorio – spiega Lorenzo Peruzzi dell’Università di Pisa –. Le piante endemiche sono la componente di maggior valore di una flora e spesso soggette a un elevato rischio di estinzione. Per poterle tutelare dobbiamo prima conoscerne meglio le caratteristiche».
La sfida da vincere nei prossimi tre anni è dunque duplice. Da una parte accumulare nuove conoscenze per circa il 10 per cento della flora endemica nazionale. Dall’altra aggiornare lo stato di rischio delle specie studiate secondo gli standard dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (onlus riconosciuta dall’Onu impegnata nel conservare la biodiversità a livello mondiale).
Il progetto ha mosso i primi passi lunedì scorso con una riunione a Pisa tra i docenti che, coordinati da Peruzzi, partecipano al progetto: Gianluigi Bacchetta (Cagliari), Paolo Caputo (Napoli), Fabio Conti e Fabrizio Bartolucci (Camerino), Gianniantonio Domina (Palermo), Luigi Minuto e Gabriele Casazza (Genova). Il gruppo ha deciso di concentrare il lavoro su quattro famiglie botaniche ricche di specie endemiche (Asteraceae, Caryophyllaceae, Fabaceae e Plumbaginaceae) fra cui ad esempio i generi armeria (spilloni), dianthus (garofani), ptilostemon (cardi) e santolina (crespoline).
«Grazie a questo progetto riusciremo a contribuire allo sviluppo delle conoscenze sulla flora endemica italiana – conclude Peruzzi –. Questi studi serviranno anche a cementare e aumentare il livello qualitativo delle collaborazioni tra botanici sistematici italiani, incluse nuove leve in formazione». —
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