«Residenza ai richiedenti asilo o il sindaco rischia denuncia»
L’iniziativa di Ciccio Auletta formalizzata ieri in municipio L’avvocato Callaioli: «Non ci sono discrezionalità, ma solo l’accertamento di fatti»
pisa. «Alla luce dell'ordinanza del 18 marzo con cui il Tribunale di Firenze ha ingiunto al Comune di Scandicci di iscrivere immediatamente un richiedente asilo all’anagrafe, abbiamo inviato oggi (ieri, ndr) formale diffida al sindaco di Pisa affinché anche il nostro Comune rispetti le leggi e dia la residenza ai nuovi richiedenti asilo che ne facciano richiesta».
Così Ciccio Auletta, capogruppo di Diritti in Comune (Una Città in Comune, Rifondazione Comunista, Pisa Possibile), rende pubblica la nuova iniziativa della coalizione della sinistra contro l'applicazione della Legge Salvini, già duramente criticata in passato per i suoi provvedimenti discriminatori in materia di diritti umani fondamentali.
«A gennaio avevamo già presentato una mozione in consiglio comunale - ricorda il capogruppo - in cui chiedevamo all’amministrazione di rispettare le leggi, la Costituzione e i trattati internazionali, continuando a iscrivere i richiedenti asilo all'anagrafe, così come stavano facendo altri comuni in Italia, primi fra tutti Palermo e Napoli».
Dal punto di vista legale, l'iniziativa di Diritti in Comune è sostenuta dall'avvocato Andrea Callaioli. Un suo parere è stato allegato alla diffida inoltrata al sindaco.
Spiega l'avvocato: «In materia di iscrizione anagrafica l'amministrazione non gode di discrezionalità: ha solo compiti di accertamento di una situazione di fatto. Nel caso dei cittadini stranieri oltre alla presenza e alla volontà di restare sul territorio comunale si tratta anche di accertare la condizione di regolarità sul territorio, requisito che i richiedenti asilo evidentemente possiedono. Per il resto, le iscrizioni anagrafiche degli stranieri regolarmente soggiornanti devono essere effettuate alle stesse condizioni degli italiani, come prevede la legge».
Qualora l'amministrazione non tenesse conto della diffida, le conseguenze potrebbero essere di natura anche penale. «Se il sindaco, in qualità di ufficiale dell'anagrafe, si rifiutasse di dare la residenza a un richiedente asilo, potrebbe incorrere nella contestazione del reato di rifiuto o omissione di atti d'ufficio» conclude Callaioli. —
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