Il presidio
Ricatto hard al commerciante: condannata madre dell’amante
Pisa, pena di 2 anni e 4 mesi per estorsione contro un imprenditore del centro. Il giudice respinge il patteggiamento per la figlia: non ha risarcito il danno
PISA. Era stata mandata dalla figlia a incassare l’ultima rata di un “contributo” che secondo la difesa sarebbe servito a far rientrare in Italia la giovane da Cuba. Per l’accusa, invece, quei soldi erano il prezzo del silenzio che un commerciante del centro storico era stato costretto a pagare per non far sapere alla moglie di una relazione extraconiugale.. Ieri la donna, Leticia Gallardo, 50 anni, cubana, residente a Pisa, è stata condannata per estorsione a 2 anni e 4 mesi con rito abbreviato e un risarcimento da fissare in sede civile.
Lo ha deciso il gup Giuseppe Laghezza (il pm Giovanni Porpora aveva chiesto 2 anni) nel corso dell’udienza in cui ha respinto la proposta di patteggiamento a 2 anni della figlia, Naliachi Pestana Gallardo, 30 anni. In assenza di risarcimento pieno da parte dell’imputata nei confronti della parte civile, rappresentata dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio, quella pena non può essere accettata. E così la giovane caraibica dovrà tornare davanti al giudice per un eventuale rito abbreviato e con il saldo del danno patrimoniale stimato intorno ai 12mila euro. C’è poi quello non patrimoniale da valutare. Mamma e figlia sono difese dagli avvocati Rolando Rossi e Antonella Ingargiola. Risarcire la vittima del ricatto era un passaggio necessario per ottenere un parere favorevole all’ipotesi di patteggiamento. Cinquemila euro erano stati dichiarati a disposizione con un aumento di altri 4mila euro. Un importo ritenuto non congruo dal gup che ha rigettato l’ipotesi di pena per la quale c’era il parere favorevole della Procura.
Leticia Gallardo venne arrestata in flagranza dalla polizia municipale dopo aver ricevuto una busta con 150 euro consegnata dal commerciante, un 47enne titolare di un negozio di abbigliamento, per diversi mesi amante della figlia che in quel momento si trovava in Spagna. Si trattava dell’ultima tranche di un pagamento concordato tra Naliachi e il negoziante ormai in rottura con la giovane cubana. La madre avrebbe avuto un ruolo da “postina” e per questo il suo legale, l’avvocato Rossi, ha ritenuto che il rito abbreviato sulla base degli atti fosse sufficiente per chiarire la non colpevolezza della sua cliente accusata di estorsione come la figlia. La pena non le ha permesso di ottenere la condizionale.
Il commerciante si era deciso a denunciare le continue richieste di denaro rivolgendosi alla municipale. Aveva spiegato agli agenti della polizia giudiziaria origine ed epilogo di quella che avrebbe dovuto essere una divagazione sessuale e che nel tempo a suo dire si era trasformata in un ricatto a luci rosse. L’amante che chiedeva il denaro per restare in silenzio, il negoziante che più volte aveva ceduto alle richieste della cubana che, da partner di incontri hot, si era rivelata, secondo la querela, una che voleva lucrare sulla tenuta coniugale del marito traditore. Alla fine i soldi per tacitare l’amante sarebbero arrivati a 12mila euro. Ma ora oltre al saldo di quanto versato per silenziare la cubana vuole anche i danni non patrimoniali provocati dal ricatto hard. —
Pietro Barghigiani
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