Segretario del Pd a processo: «Alimenti non pagati all’ex»
Sotto accusa anche per non aver dato i soldi stabiliti a favore della figlia. L'ex vicesindaco di Pontedera ribatte: «Non è vero, ho anche versato più di quanto avrei dovuto»
PISA. Una crisi privata che tra liti e separazioni al veleno trasferisce il ring familiare dall’ambiente domestico all’aula di Tribunale.. Gli scontri privati diventano pubblici. Storie di ordinarie eutanasie matrimoniali con strascichi giudiziari. E in una di queste vicende si ritrova protagonista anche il segretario provinciale del Pd, Massimiliano Sonetti, 49 anni, ex vicesindaco e già assessore di Pontedera dal 1999 per una quindicina di anni e dal marzo 2017 responsabile dei democratici per tutta la provincia.
Una vicenda personale che il ruolo ricoperto dal politico fa diventare di interesse pubblico.
L’esponente del Partito Democratico è stato denunciato dalla ex moglie per la violazione degli obblighi di assistenza familiare.
Una querela, risalente al 2017, che ora si è trasformata in un processo attraverso una citazione diretta a giudizio da parte della Procura.
Ieri la prima udienza di semplice smistamento in Tribunale (giudice Paola Giovannelli, pm onorario Giovanni Pepe) che è stata rinviata per problemi di notifiche alle parti.
Sonetti è accusato dalla donna da cui ha avuto una figlia di non aver rispettato l’accordo stabilito dal giudice in cui è stata sancita la fine della loro unione. Una quota per l’ex moglie e una per la ragazza.
Secondo la contestazione della donna quei soldi non sarebbero arrivati nel giusto importo.
Bonifici attesi e non visti con le cifre auspicate con la conseguenza, a suo dire, di aver creato una situazione di disagio economico prolungato all’ex coniuge che si è costituita parte civile per reclamare quello che ritiene un diritto riconosciuto dal Tribunale a suo favore.
Quell’impegno disatteso per l’accusa fa diventare il segretario provinciale del Pd un imputato che è venuto meno ai suoi doveri: non aver pensato al mantenimento di ex e figlia.
Le strade tra i due contendenti che ora duellano nel palazzo di giustizia si sono allontanate da tempo.
Questioni private in cui non sono mancate le tensioni in un epilogo spesso fisiologico nei legami al capolinea.
Un fine matrimonio giudiziale che adesso sconfina anche nel codice penale. E che vede un politico di rilievo, già amministratore di uno dei più importanti Comuni della provincia, difendersi dall’accusa di non aver voluto pagare gli alimenti a moglie e figlia.
Il segretario dei democratici ribatte alle accuse della ex spiegando al Tirreno «non solo di aver versato quanto stabilito dal giudice, ma anche di aver pagato più del dovuto. È una questione privata, vedremo di risolverla». —
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