Il presidio
Le rubano l’auto va al campo rom infuriata: il veicolo riappare subito
La disavventura a lieto fine dopo lo choc per il furto «So di aver rischiato, ma ero troppo arrabbiata»
PISA. È uscita dalla concessionaria e le è preso un colpo: l’auto, una Land Rover storica che è parte di sé per motivi affettivi, era sparita. E allora ha messo insieme rabbia e desiderio di non perdere un oggetto che è una memoria personale e a piedi si è presentata al campo rom di Oratoio per lanciare un appello diretto e dall’esito efficace: «Se entro un’ora non mi riportate l’auto succede un pandemonio». Nel giro di una decina di minuti il fuoristrada inglese è riapparso sul piazzale.
Una disavventura a lieto fine quella che la protagonista Cinzia Massai, rappresentante di Riglione, racconta al Tirreno con il sollievo di aver salvato il suo gioiello, una Land Rover di trent’anni fa. Non si è fatta problemi né di luogo, né di chi avrebbe potuto incontrare, la proprietaria che ha anteposto il recupero dell’auto al rischio di infilarsi in un ambiente che poi si è rivelato “collaborativo”.
La storia inizia intorno alle sei di giovedì davanti alla Giusti Auto. Massai con il marito aveva portato la Rover a fare il tagliando.
«Entriamo nella concessionaria e parliamo con il personale – racconta –. Quando usciamo l’auto non c’è più. Guardo mio marito e gli dico: “Dai non fare scherzi, riportami la macchina”. Lui era tranquillo. “Dai dammi le chiavi” ripeto. Solo che realizzo quasi subito che era sempre stato con me e quindi non poteva avermi fatto scherzi e che le chiavi erano inserite nel quadro».
La prima telefonata viene fatta ai carabinieri «che non avevano pattuglie a disposizione» sottolinea la donna.
«Allora riattacco e nonostante il buio vado al vicino campo rom – prosegue –. Saranno cinquecento metri che mi faccio a piedi. Ero davvero infuriata. Entro nell’area e urlo “C’è nessuno?” Dopo un po’ esce uno. “Sei del campo?” gli chiedo. E lui “Sì”. Ho tirato fuori tutto senza indugi: “Ascoltami bene. Mi hanno rubato una macchina di 30 anni davanti la concessionaria. Entro un’ora la rivoglio. Fai quello che ti pare, senti chi vuoi, fai le tue telefonate, perché qui succede un pandemonio. Se qualche ragazzino l’ha usata per farci un giro ora basta e finiamola qui».
Un dialogo in equilibrio tra lo sfogo e la sfida che ha reso bene l’idea agli interlocutori di quanto fosse determinata la proprietaria iraconda. «Nel frattempo sono apparsi altri due giovani, sui 25 anni, che mi hanno detto: “Ti aiutiamo noi”– è la sequenza del racconto –. Hanno confabulato tra di loro e mi sono venuti dietro fino alla concessionaria. Uno mi fa: “Abbiamo visto passare l’auto”. Così ho chiamato la polizia fingendo di parlare con il mio genero. E loro: “Andiamo noi a trovare la macchina”. Dopo cinque minuti sono tornati con le chiavi. “Grazie, ma ora aspetto mio genero” ho risposto su consiglio del poliziotto all’apparecchio». Ha preso tempo confidando in una soluzione che all’apparenza sembrava positiva. Quando sono arrivate le volanti il lieto fine si è materializzato con il ritrovamento della Land Rover a poca distanza dalla Giusti Auto (in passato alcune auto e anche scooter di Poste Spa sono stati presi per fare giri di notte e poi ritrovati, ndr). I poliziotti hanno portato tutti in questura. I due giovani sono stati rilasciati, anche se uno aveva dei problemi sul permesso di soggiorno. Soldi pagati per quello che in gergo è il cavallo di ritorno? «Me lo ha chiesto anche la polizia che ringrazio per come si è mossa, ma non ho tirato fuori un euro. Se me li avessero chiesti li avrei gonfiati, altro che pagare. So di aver rischiato, ma ero troppo arrabbiata». —
Pietro Barghigiani
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