Il Tirreno

Pisa

il caso in tribunale 

Nessun risarcimento per gli allagamenti del 2012

Donatella Lascar
Nessun risarcimento per gli allagamenti del 2012

Le case e le attività di Marina danneggiate dovranno farsi carico delle spese legali, circa 70.000 euro, del giudizio

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Prima i danni e le spese conseguenti, poi la travagliata vicenda processuale e alla fine ancora spese. Quelle che si troveranno a pagare i residenti e i commercianti di via Curzolari a Marina di Pisa, che hanno citato in giudizio la Provincia e la ditta Varia Costruzioni S.r.l. più altri, come responsabili dell’allagamento subito tra la notte tra il 27 e il 28 ottobre 2012 a seguito di una mareggiata che fece tracimare il mare dall’argine del tratto di lungomare di via Tullio Crosio. Un episodio sulle cui responsabilità si è espresso il tribunale in primo e in secondo grado non rilevando responsabilità in carico alle ditte e alla Provincia e disponendo a carico dei privati “allagati” il pagamento delle spese legali: alla Provincia 39.335,23 euro e altri 29.001,69 alla Unipolsai, assicurazione di una delle parti citate in giudizio. Tanto ma comunque meno di quelle previste in primo grado: 140mila euro.

Nell’ottobre 2012 erano in corso di lavori di rifacimento della diga foranea di cui era competente la Provincia, nell’ultimo tratto davanti a via Tullio Crosio. Per poter portare i massi fino alla scogliera, la ditta esecutrice dei lavori, ha chiuso l’unico sbocco al mare aperto che c’era in quel bacino per creare una pista di cantiere su cui far transitare i mezzi. Contemporaneamente, vennero create cinque aperture sulla barriera di protezione lungo la strada rimuovendo i massi che facevano da argine. La mareggiata fece salire il livello dell’acqua che tracimò e il mare invase via Tullio Crosio e poi via Barbolani fino ad arrivare fin dentro le case di via Curzolari .

Nella sentenza di secondo grado il giudice ha riconosciuto - a differenza del primo grado - la titolarità dei beni danneggiati dall’allagamento, ma ha sostenuto che le perizie di parte presentate non dimostrassero che i danni subiti fossero direttamente imputabili ai lavori in corso. Insomma, è stata avallata la tesi che tutto è avvenuto per l’eccezionalità della mareggiata.

Tesi che non trova d’accordo Riccardo Iacomelli, titolare del ristorante Da Gino che si trova sull’angolo di via Curzolari che è stato allagato e che sopra ha anche la propria abitazione. «Alle 2,30 del mattino ero sul camion dei pompieri che perlustrava Marina ed era tutto a posto. Solo da noi l’acqua continuava a salire – racconta Iacomelli -. Siamo stati tutta la notte con la paura di perdere l’attività. Quella sera c’era libeccio e quando ci siamo affacciati dalla finestra abbiamo visto l’acqua che scendeva a fiume sia dalla strada che dal cancello della villa accanto. Abbiamo dovuto disdire tutte le prenotazioni del giorno dopo. Ci sono voluti due giorni per ripulire e abbiamo dovuto gettare tutte le merci in magazzino. Ogni volta che c’è libeccio abbiamo paura». Liliana Guidi invece, che abita in un appartamento a piano terreno in via Curzolari è stata per degli anni da dei parenti prima di poter rientrare nella sua casa. «Ho dovuto rifare i pavimenti, l’impianto elettrico, risanare i muri e ricomprare tutti i mobili – racconta la donna amareggiata -. Mi ci sono voluti 40mila euro e già 5mila per spese legali. Ho perso tutto quella notte, le foto dei miei figli e anche quelle di mio marito che è morto». —

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