«Salviamo la Leopolda abbattendo gli affitti»
Diritti in comune, Rifondazione e Pisa Possibile chiedono una riduzione del 99% per le locazioni delle associazioni
Pisa. «Sottrarre gli spazi pubblici alle logiche di mercato: il caso della stazione Leopolda dimostra che vanno abbattuti i canoni di locazione e occorrono più spazi per le associazioni». È quanto chiedono “Diritti in comune: una città in comune”, “Rifondazione Comunista” e “Pisa Possibile” in una nota relativa al caso della stazione Leopolda.
Un intervento che arriva in un momento chiave per la struttura: il 15 marzo scadrà il limite del sollecito che Sepi ha inviato all’Associazione Casa della Città Leopolda per il pagamento di 100 mila euro di affitto arretrato. Una cifra che i responsabili dell’associazione cercano di trovare con una raccolta fondi «ma che è legato – denunciano – al fatto che nel 2014 il Comune di Pisa decise di non erogare il contributo annuale». E la situazione «rischia di degenerare – aggiungono – perché il sindaco Michelel Conti ha proposto (sulle pagine del Tirreno, ndr) di fare nella stazione un mercato al coperto al posto della casa delle associazioni che la vicesindaco Raffaella Bonsangue ha deciso di spostare al Centro Sms annunciando anche che per quest’anno il contributo all’associazione Casa della Città Leopolda sarà decurtato. Il tutto mentre l’assessore responsabile dell’associazionismo, Andrea Buscemi, è assente dal dibattito, segno del discredito in cui ormai è caduto».
«Se la Leopolda oggi è una “vetrina” lo dobbiamo proprio alla scelta di farne una casa delle associazioni dove prima cera un mercato ortofrutticolo – prosegue la nota –. Conti e la sua Giunta vogliono invece far tornare Pisa indietro nel tempo, sottraendo alla città un luogo di relazioni e socialità. Si tratta di un progetto anacronistico e miope, contro cui daremo battaglia».
«Non vogliamo però difendere la Leopolda così com’è – si legge ancoro –. Se oggi l’associazione Casa della Città Leopolda è nei guai è colpa del modello di rapporti tra associazioni e amministrazione voluto dal Pd. Modello che si può riassumere così: chiedere alti affitti per gli spazi comunali dati in concessione, in cambio di un’alta erogazione di contributi comunali. Abbiamo sempre criticato il ricatto che sta dietro questo modello: l’affitto va sempre pagato per legge, il contributo è discrezione della giunta»
«Sono due dunque i veri nodi su cui è necessario fare una battaglia politica – conclude la nota –: da una parte la modifica del regolamento comunale sugli spazi (e in particolare dell’articolo 15), arrivando a un abbattimento del canone di locazione del 90%-99% rispetto ai prezzi di mercato; dall’altra la necessità di aumentare gli spazi socioculturali gestiti dalle associazioni». —
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