Il Tirreno

Pisa

Uno scrigno di tesori non tutti, purtroppo, arrivati fino a noi

Lorenzo carletti

Le pareti dell’edificio sacro, raccontano le fonti, erano affrescate ma ben poco oggi si può vedere dei dipinti di Buffalmacco  

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un po’ di storia

Lorenzo carletti

Finalmente possiamo tornare a visitare al suo interno la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno, la cui pianta basilicale a tre navate termina con un transetto ed una semplice abside semicircolare, secondo il modello a croce commissa. La cupola poggia su quattro possenti pilastri, due dei quali inglobati nel muro perimetrale del transetto, mentre la navata maggiore è divisa da quelle minori da due ulteriori pilastri, cui seguono due file di cinque colonne in granito dell'Elba che reggono archi a sesto acuto, sovrastati da strette finestre. Tra i capitelli merita di essere segnalato il secondo a sinistra, che reca le immagini stanti dei Santi Pietro e Paolo. Altro interessante rilievo scultoreo è rappresentato da una delle mensole su cui imposta l'arco trionfale, caratterizzata da un mascherone barbuto fiancheggiato da due telamoni.

Sopra l'altare maggiore si trova una Croce dipinta, la cui unica porzione medievale è il volto, attribuito al Maestro di Calci (metà del XIII secolo). Di qualche decennio successiva è la vetrata della finestra dell'abside con Cristo e gli Apostoli ripresi a mezzo busto; l’apostolo che occupava l’angolo inferiore destro è stato rimpiazzato con due Sante, ricavate da un'altra vetrata. Sia la Croce dipinta che la vetrata furono danneggiate durante i bombardamenti del 1943-44 e sono state ampiamente restaurate.

I parati murari di San Paolo sono spogli e difformi. Ciò dipende da numerosi interventi di ripristino documentati sin dal 1853, che, tra l'altro, hanno provveduto a rimuovere gli altari barocchi. Non solo, sappiamo dalle fonti che le pareti della chiesa medievale erano ricoperte di affreschi, così come altri ambienti del monastero. Tutta la crociera, ad esempio, era interessata dal ciclo di affreschi con Storie dell'Antico Testamento, già guasto all'epoca di Vasari ed opera di Buonamico Buffalmacco. Al pittore fiorentino la critica ha ormai restituito il celebre ciclo del Trionfo della Morte, realizzato tra il 1336 e il 1341 nel Camposanto monumentale. Sulla facciata del transetto meridionale di San Paolo, sempre Buffalmacco con i suoi collaboratori avrebbe illustrato, secondo Vasari, la Vita di Santa Anastasia. Di tutti questi dipinti rimangono, sul primo pilastro di sinistra della chiesa, soltanto le immagini dei Santi Bartolomeo apostolo e Francesco, rappresentati in piedi entro nicchie gotiche.

A Bruno, uno dei compagni di avventure di Buffalmacco, Vasari attribuisce la grande tavola di Sant'Orsola che salva Pisa dalle acque, proveniente dalla chiesa di San Paolo ed oggi nel Museo Nazionale di San Matteo. Mentre sulla qualità del dipinto si possono avanzare riserve, unanime è l'accordo degli studiosi riguardo all'alto livello della tavola con Sant'Andrea, che nello stesso museo conserva vivo il ricordo dello splendido polittico che coronava l'altar maggiore di San Paolo, opera del senese Lippo Memmi, cognato di Simone Martini, databile intorno al 1325.

Uscendo, si può osservare in controfacciata l'antico sarcofago ovale ove fu seppellito il giurista pisano Burgundio, morto nel 1193. In chiesa si trovava anche un altro sarcofago, oggi nel Camposanto monumentale, quello del giudice Giratto (morto nel 1176), riscolpito da Biduino su modello antico. Il sarcofago presenta strigilature affrontate e, sui fianchi, leoni in posa eretta, avvinghiati a una preda. L'iscrizione sul bordo inferiore è una straordinaria testimonianza dell'antica poesia in volgare: “+Ho ke vai p(er) via: prega D(e)o dell'anima mia: Sì come tu se' ego fui: sicus ego su(m) tu dei essere”. Burgundio e Giratto furono sepolti in San Paolo probabilmente perché contribuirono al finanziamento della facciata, allora in costruzione. —



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