«Non so dove vivere, fatemi andare in carcere»
La richiesta di un tunisino al giudice dopo l’arresto per il furto di abbigliamento. Auspicio negato: libero con obbligo di firma
pisa. Quando è comparso in aula davanti al giudice non solo ha ammesso ogni responsabilità per un tentato furto che sarebbe stato difficile negare.
Come se fosse possibile scegliere il proprio destino in un Tribunale, il giovane tunisino ha formalizzato la sua richiesta con una tono che sapeva di preghiera: «Ho una compagna e una figlia piccola che vivono in una casa famiglia dove non mi fanno entrare. Dormo dove capita. Fatemi stare in carcere».
Un desiderio che per legge il giudice Beatrice Dani non ha potuto esaudire considerato il reato commesso e l’ipotesi di condanna con pena al di sotto di una soglia che contempla il carcere senza condizionale.
L’arresto è stato convalidato e come misura cautelare è stato disposto per l’immigrato un obbligo di firma alla caserma dei carabinieri in attesa dell’udienza dibattimentale delle prossime settimane. Dopo la direttissima il tunisino è tornato in libertà.
Il giovane, assistito dall’avvocato d’ufficio Sara Baldini, era stato arrestato dalla polizia domenica mattina dopo aver rubato, staccando le placche antitaccheggio, alcuni capi di abbigliamento nel negozio Scout in via Garofani.
In aula ha raccontato di fare uso di sostanze stupefacenti, soprattutto droghe leggere («tutti lo fanno dalle mie parti») e di non avere un’occupazione regolare. E soprattutto di non riuscire a vivere con la compagna da cui ha avuto una figlia.
Una situazione di profondo disagio con i servizi sociali che seguono mamma e figlia.
Lui, senza una bussola affettiva, domenica ha provato a concludere un colpo che magari avrebbe potuto fruttargli qualche decina di euro rivendendo pantaloni e magliette.
Gli è andata male nel solco di un’esistenza da balordo dalla quale non riesce proprio a risollevarsi. L’ipotesi di stare in carcere gli è sembrata più allettante di dormire dove capita e mangiare quando può. Nell’istante in cui ha ribadito più volte in aula il suo auspicio in cella c’è stato chi ha sorriso. Anche il pm onorario Massimiliano Costabile, codice alla mano, non ha chiesto la custodia in carcere, ma l’obbligo di firma. Così prevede la legge.
Anche se per una volta l’arrestato si sarebbe sentito più a suo agio in cella che in libertà. —
Pietro Barghigiani
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