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Stop alla musica, silenziatore allo storico Leningrad Cafè

Stop alla musica, silenziatore allo storico Leningrad Cafè

Il 15 febbraio il Comune  ha emesso un’ordinanza  di revoca immediata  del nulla osta  alle emissioni sonore 

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PISA. Non sono bastati i lavori di insonorizzazione. E nemmeno la campagna di crowdfunding per raccogliere i fondi necessari per far tornare il Leningrad Café, palcoscenico di artisti emergenti e di band già affermate nel panorama musicale italiano e non solo. Il Comune ha silenziato per sempre gli amplificatori dello storico locale di via Silvestri. «Il 9 gennaio - spiegano i gestori del locale -, dopo i lavori di insonorizzazione e la valutazione di impatto acustico che ha dato risultati positivi, il Comune ha rilasciato i permessi di emissioni sonore con il divieto di svolgere musica live. Questi permessi però sono stati inviati una settimana dopo la loro firma. Il 13 febbraio sono state notificate sei multe da 516 euro l’una», dopo alcuni controlli della municipale.

I gestori hanno deciso di impugnare i provvedimenti («si trattava infatti di serate con musica di filodiffusione controllata da un dj, la cui presenza era prevista nella relazione di richiesta dei permessi, ovvero attività che potevamo svolgere»), sospendendo le attività contestate. «Il 15 febbraio il Comune ha emesso un’ordinanza di revoca immediata del nulla osta alle emissioni sonore - proseguono i gestori -. Provvedimento preso senza la verifica da parte di Arpat del livello di rumorosità del locale. Ci hanno chiesto di fare dei lavori, che abbiamo realizzato e certificato, spendendo decine di migliaia di euro (molti dei quali provenienti dalla campagna di crowdfunding), e ci hanno poi negato la loro validità senza averli mai verificati».

«Siamo sempre andati avanti nonostante tutti i problemi, abbiamo continuato a credere che una forma di giustizia esistesse, abbiamo sempre creduto nella bellezza di ciò che facevamo. Ora abbiamo smesso di credere - concludono i gestori -. Finisce la musica al Leningrad, finisce la stand up comedy (non possiamo utilizzare neanche il microfono), finiscono le decine di attività culturali che abbiamo organizzato e promosso con una sincera e divertita passione, finiscono buttati soldi e sogni». —

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