Genitori e bambini in corteo per “salvare” la scuola Agazzi
Insieme a docenti e sindacati hanno sfilato ieri in centro per opporsi alla chiusura della sezione dei tre anni nella scuola dell’infanzia
Pisa. «Piccoli cittadini crescono, miopi amministratori tagliano». Il colore delle decine di palloncini e delle maschere di Carnevale indossate dai piccoli studenti celano la rabbia di genitori, educatori e rappresentanti sindacali che ieri mattina hanno sfilato in corteo per le strade del centro in occasione dello sciopero dei servizi educativi comunali indetto per contestare la decisione dell’amministrazione di sospendere la sezione dei 3 anni della scuola dell’infanzia Agazzi.
Una cinquantina di persone, “armate” di striscioni e cartelli, hanno manifestato insieme al Comitato di quartiere dei Passi e al comitato di genitori della scuola contro la scelta di Palazzo Gambacorti e a sostegno delle rivendicazioni dei sindacati che chiedono il potenziamento del settore. Lo sciopero ha incassato un’adesione bulgara, con il 100% dei lavoratori che hanno incrociato le braccia. Al termine del corteo, una delegazione dei manifestanti è stata ricevuta dall’assessore alle politiche educative Rosanna Cardia, dall’assessore al personale Giovanna Bonanno e dal capo di gabinetto Massimo Donati.
«La sospensione della sezione dei 3 anni non ha come obiettivo la chiusura della scuola – chiarisce Cardia –. Stiamo lavorando per proporre la statalizzazione delle tre scuole materne comunali, tra cui l’Agazzi. Il quartiere dei Passi può vantare di strutture scolastiche, impianti sportivi, una scuola di musica e a breve sarà realizzata la sala polivalente. Riteniamo che il vicino quartiere di Gagno abbia bisogno di più attenzioni e per questo abbiamo avviato una strategia concordata con le istituzioni scolastiche e statali per evitare la chiusura della scuola».
Per le organizzazioni sindacali (Fp-Cgil, Sgb e Cobas presenti al corteo oltre alla Rsu del Comune) si tratta invece di un piano di «ridimensionamento complessivo dei servizi educativi che avrà ripercussioni negative anche sulle lavoratrici degli appalti». Maggiori risorse e una rivisitazione del piano del fabbisogno di personale, le richieste dei sindacati per continuare ad assicurare un «servizio essenziale». –
D. R.
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