Il Tirreno

Pisa

Il gol in cantina, il blues nel cuore: cori da stadio per il rocker Osvaldo - Video

Andrea Chiavacci
Osvaldo rocker e con la maglia della Roma
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Osvaldo rocker e con la maglia della Roma

L’ex calciatore sul palco del Borderline di Pisa con la band Barrio Viejo: «Amo Clapton e i Pink Floyd». La musica? Meglio del pallone

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PISA. E’ solo rock and roll ma per lui è una cosa seria. Le rovesciate, i gol, il gossip, il mondo patinato del calcio moderno rappresentano ormai il passato nella vita dell’ormai ex attaccante argentino Daniel Pablo Osvaldo che da due anni fa il blues man a tempo pieno come voce solista dei Barrio Viejo. Il tour europeo del gruppo che fa base a Barcellona è sbarcato al Borderline di Pisa sabato scorso e proseguirà fino al 7 febbraio per poi approdare in Svizzera e in Austria.

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Un concerto dove il gruppo presenta le canzoni di Liberacion, il primo album dato alle stampe nel 2017, e alcuni inediti che faranno parte di un secondo lavoro che uscirà a breve. Un’ora e mezzo di spettacolo chiuso in crescendo con tanto di cori da stadio per l’ex attaccante giramondo, che però ha risposto al pubblico: " Non ci sono solo io, dovete applaudire il gruppo". Una rockstar deve curare anche il proprio look, quindi per Osvaldo non mancano gli occhialini classici alla Johnny Depp, lo stivaletto, il cappello e la fascetta. Ma per il resto "it's only rock and roll". In un’intervista di sei anni fa alla rivista Rolling Stone Osvaldo aveva anticipato che la sua vera passione è la musica: «Quando esco da qui basta con il calcio. Amo prima di tutto il blues, da Muddy Waters a Eric Clapton. E poi sono pazzo dei Pink Floyd. Penso, soprattutto, che nel rock e nel blues le band migliori siano le più vecchie, quelle che lo hanno inventato».

Questo mix di generi si nota molto nella musica e nei testi dei Barrio Viejo, il nome di un quartiere di Buenos Aires, a cui Osvaldo lavora assieme al chitarrista Augustin Blesa D’Angelo e con cui nel settembre 2016 ha deciso di intraprendere questa avventura assieme al bassista Taissen Francisco Martin (unico spagnolo della band) e al batterista Sergio Vall.

Un concerto diviso in due parti che ha coinvolto i fans, che a fine serata non si sono fatti mancare un selfie o un autografo da Osvaldo che nonostante un po’ di stanchezza, dopo il rinvio della data di Torino a causa dei problemi provocati dalla neve, si è reso disponibile. Qualcuno aveva la maglia del Boca Juniors, l’ultima squadra in cui ha militato, ma chi ha parlato con lui dopo il sound check pomeridiano giura che Osvaldo ha in testa solo musica e concerti.

Magari avrà discusso dei “riff” di Keith Richards dei Rolling Stones che non mancano mai nella sua playlist. Per Osvaldo nessuna nostalgia per il calcio, anzi un po’ di rabbia quando nelle interviste si accorge che viene messo in risalto il passato e il gossip e non la sua musica. Resta da sottolineare una scelta nettamente in controtendenza di un giocatore giovane, è un classe 1986, che a 30 anni molla una carriera importante per inseguire un sogno, una passione vera. Per dirla alla Celentano anche la sua carriera sui campi di calcio è stata rock e per niente lenta. Nato a Lanus, la stessa città di Diego Armando Maradona, esplode giovanissimo nell’Huracan e sbarca subito in Italia.

Osvaldo debutta in A con l’Atalanta, poi Lecce, Bologna, Fiorentina, un giro in Spagna all’Espanyol, e nel 2011 il ritorno nel nostro calcio con la maglia della Roma. All’ombra del colosseo due stagioni importanti condite da 27 gol e dal debutto con la nazionale italiana da oriundo, aveva già giocato nelle nazionali giovanili, con cui segna 4 reti in 14 partite con Prandelli, senza però andare ai mondiali.

Dopo la Roma passa al Southampton e poi alla Juventus e all’Inter, sua ultima squadra italiana. Poi il Boca, Porto, di nuovo il Boca e infine la musica

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