Assalto per il reddito di cittadinanza: seimila chiamate ai centralini dei Caf
Martelli (Acli): non basta l’approvazione di un decreto per far partire una procedura, non abbiamo indicazioni operative
PISA. Centralini presi d’assalto per richieste sul reddito di cittadinanza. Sono già 6mila le telefonate arrivate al Caf e al Patronato Acli di Pisa da quando, dieci giorni fa, il consiglio dei ministri ha approvato il decreto che dà il via libera al reddito di cittadinanza. Ma non ci sono solo le telefonate, c’è chi si presenta allo sportello, chi prende contatti attraverso i social network e la mail. La maggior parte chiama, scrive e domanda per fissare un appuntamento per fare la richiesta di accesso al reddito di cittadinanza. La risposta è sempre la stessa: «È ancora troppo presto, non abbiamo indicazioni operative». Il consiglio per tutti è di fare intanto la certificazione Isee che serve per valutare e confrontare la situazione economica delle famiglie che intendono richiedere una qualsiasi prestazione sociale agevolata. Tutto il resto delle operazioni, come dice il decreto, è rimandato a marzo: il reddito di cittadinanza sarà operativo da aprile.
«Per i nostri centralini sono giorni impegnativi - commenta Giacomo Martelli, responsabile dei servizi delle Acli di Pisa -. Non è passato il messaggio che non basta l’approvazione di un decreto per far partire una procedura. La realtà è che non abbiamo ad ora indicazioni operative ed è stata evidentemente sottovalutata la reazione di chi aspetta il sostegno economico».
Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri del 17 gennaio prevede l’istituzione dal mese di aprile 2019 del reddito di cittadinanza, «quale misura unica di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale, a garanzia del diritto al lavoro, nonché a favorire il diritto all’informazione, all’istruzione, alla formazione, alla cultura attraverso politiche volte al sostegno economico e all’inserimento sociale dei soggetti a rischio di emarginazione nella società e nel mondo del lavoro».
Il reddito di cittadinanza, incluso nel contratto di governo targato Movimento 5 Stelle e Lega, è un sussidio in denaro pensato per tutti i residenti in Italia, a prescindere dal fatto che abbiano o meno un lavoro. Misura inserita nella Legge di Bilancio 2019, è destinata a tutte le persone che abbiano redditi (da lavoro o pensione) troppo bassi e quindi al di sotto della soglia di povertà stabilita dall’Istat: 780 euro. La proposta del M5S è di offrire un’integrazione al reddito, per ciascun componente della famiglia, così da raggiungere la soglia dei 780 euro mensili.
L’erogazione del sussidio è condizionata all’impegno di aderire ad offerte di lavoro che verranno proposte dai centri per l’impiego: chi non dovesse accettare, perderebbe il reddito di cittadinanza.
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