Occupa e fa la pipì nell'aula devastata, il preside: «Andrà ad aiutare alla Caritas» - Video
Pisa, il dirigente dell'alberghiero Matteotti è sconvolto dopo aver visto il video dell’alunno inquadrato a orinare: «Denunceremo tutti questi teppisti»
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PISA. «Appena ho visto quella foto sul Tirreno sono rimasto sconvolto. Come si può orinare in un’aula didattica? Ho guardato e riguardato il filmato insieme ad altri professori e penso di aver capito chi sia quell’alunno. Parlerò con l'alunno. È minorenne e più che punirlo lo voglio riabilitare: lo manderò a fare i servizi sociali alla Caritas. Abbiamo una convenzione e il volontariato è la tipica “pena” che infliggiamo agli studenti sospesi».
È addolorato Salvatore Caruso, il preside dell’Ipsar Matteotti vandalizzato tre volte in tre giorni e che mercoledì ha riaperto alle lezioni. Da venerdì a domenica notte un gruppo di alunni violenti – qualche decina in tutto – ha svuotato estintori, devastato aule, corridoi e laboratori, rompendo fotocopiatrici, poltrone per i disabili e perfino un defibrillatore donato il 17 gennaio del 2018 attraverso la Cecchini Cuore dai titolari della Sereni Elettronica in memoria della figlia Deborah Sereni, morta improvvisamente.
Molti dei ragazzi sono già stati inchiodati dai video diffusi su Instagram, mentre altri sono stati riconosciuti dai filmati pubblicati sul sito del Tirreno. Un’altra coppia che aveva occupato e devastato la scuola, venerdì, è stata invece identificata dopo aver dimenticato i giubbotti con i documenti nella fuga dai professori entrati per liberare l’edificio. Si tratta di un alunno di quarta sala e uno di quinta, mentre lunedì sono stati bloccati dai docenti due studenti di prima e una ragazza bocciata di seconda, più un quarto “infiltrato” arrivato da un’altra scuola della città.
Tutti, ora, rischiano grosso. Il preside lo ha ben chiaro e stamani lo spiegherà ai ragazzi in un momento di riflessione collettivo: «Si esprimerà il consiglio di istituto – dice – che convocherò dopo il collegio dei docenti, previsto per la fine della settimana o al massimo per l’inizio della prossima. Presto andrò da polizia e carabinieri per chiedere a che punto siamo con le indagini, ma per quanto mi riguarda le nostre sanzioni andranno dall’ammonimento alla perdita dell’anno a seconda delle responsabilità. Si esprimerà il consiglio».
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Il dirigente è intenzionato a querelare tutti i teppisti che hanno distrutto arredi e attrezzature. «L’obiettivo è promuovere l’azione penale e rientrare in possesso dei soldi spesi, visto che non navighiamo dell’oro né noi, né la Provincia. Chiedo a tutti un aiuto: confido anche nella solidarietà di privati e associazioni». Caruso ha «fiducia nelle forze dell’ordine» e spera «in un percorso della magistratura che porti a dei risultati». In ogni caso dovrà essere la scuola a decidere per quali reati denunciare i ragazzi.
Ogni ipotesi resta aperta: dal semplice danneggiamento, all’interruzione di pubblico servizio, fino all’occupazione di edifici. Con lo spauracchio del sequestro di persona (da sei mesi a otto anni di reclusione) in quanto alcuni ragazzi durante l’occupazione hanno chiuso i cancelli con le catene delle bici. Un’ipotesi puramente teorica, quest’ultima, anche perché la procura non ha aperto alcun fascicolo decidendo di non procedere d’ufficio, con la polizia scientifica che ha concluso i rilievi due giorni fa, trovando diverse impronte utili alle indagini.
Nel frattempo parecchi alunni si sono presentati ai cancelli per aiutare i collaboratori scolastici (fra loro Tiziana Giorgi e Francesca Altea) e le ditte specializzate chiamate da Caruso. C’erano ad esempio Giuseppe Lucà Trombetta (19 anni) e Loïc Isola (di 17), che frequentano la quarta sala C. «Non capisco i motivi della protesta – spiega Trombetta – e non è vero che il preside non ci ascolta. Anzi: a tutti noi dà il numero il cellulare per essere contattato direttamente. Non lo fanno neanche i professori e quando c’è un problema posso farci affidamento». «Vedere la scuola ridotta in questo stato è triste», aggiunge Isola. Ma continuano anche le voci critiche. «I locali sono insicuri – spiega un altro alunno, a patto di rimanere anonimo – e chiedo che gli organi competenti vengano a verificarlo. Un esempio? Le porte sono fragili e rischiamo di farci male. Il dirigente è bravo, su questo non c’è dubbio, ma più di tanto non può fare».
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