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Pisa

circolo pd pisanova 

«Stop alla moschea un’ingiustizia, serve una mobilitazione»

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PISA. «Il circolo Pd di Pisanova auspica che una grande mobilitazione di cittadini impedisca al Comune di perpetrare questa ingiustizia, fa appello ai laici e ai seguaci di ogni confessione religiosa a difendere il diritto dei musulmani pisani di avere un dignitoso luogo di culto». L’articolo 8 della Costituzione «tutela e garantisce - aggiunge il circolo Pd - la libertà di culto di tutti i soggetti presenti nel territorio italiano. Contro questo diritto di libertà sta operando il Comune di Pisa con il suo atteggiamento nei confronti della comunità musulmana residente in città, frapponendo una serie di ostacoli alla costruzione della moschea. Ultimo intervento ostile è l’avvio di procedure di esproprio del terreno di proprietà della comunità stessa, nella zona di Porta a Lucca, destinato appunto alla costruzione della moschea. La motivazione è la costruzione di un parcheggio per decongestionare il traffico; per cui si sta procedendo alla variante del piano regolatore senza offrire alla comunità islamica alcuna alternativa».

Questa decisione, secondo i democratici, «suscita sconcerto in molti settori cittadini, comprese le stesse confessioni religiose: la Comunità Valdese ha già pubblicamente espresso il suo disappunto; anche il Consiglio Pastorale Diocesano della Chiesa pisana in un ampio documento in difesa della dignità degli stranieri afferma che “voler impedire a qualcuno di esercitare il culto legato alla propria fede non è che l’inizio di una forma diffusa di intolleranza religiosa”.

Così il circolo Pd di Pisanova «si rivolge a tutte le componenti del consiglio comunale, specie a quelle che più ritengono centrali nelle loro posizioni la difesa delle libertà individuali, affinché facciano rispettare il diritto alla libertà di culto, centrale nel sistema dei diritti garantiti in Costituzione, e alla sua professione libera ed aperta. La sicurezza non si garantisce rendendo invisibili gli immigrati e nascondendo le diversità esistenti. Al contrario, solo attraverso politiche di integrazione e il dialogo con strutture riconoscibili, forti e legali è possibile affrontare il disagio sociale e le diversità culturali e religiose presenti nel territorio». —

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