Il Tirreno

Pisa

le opposizioni 

Lettera al prefetto: ci sono profili discriminatori negli atti comunali

Movimento 5 Stelle, Diritti in comune e Pd chiedono di vigilare sulle indicazioni contenute nel Documento Unico di Programmazione

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PISA. «Come annunciato in occasione della discussione sul bilancio preventivo in consiglio comunale, abbiamo inviato a nome dei nostri tre gruppi consiliari una segnalazione al prefetto di Pisa in merito ai profili discriminatori contenuti nel Documento Unico di Programmazione approvato dalla maggioranza che sostiene il sindaco Conti lo scorso 22 dicembre», fanno sapere Gabriele Amore, capogruppo del Movimento 5 Stelle; Francesco Auletta, capogruppo di Diritti in comune; e Giuliano Pizzanelli, capogruppo del Pd.

Nella lettera in particolare «si chiede al prefetto - spiegano - che alla luce del parere redatto da Altro diritto Onlus (in cui “si ritiene che tali previsioni costituiscano una discriminazione diretta fondata sulla nazionalità e come tale vietata dalla normativa nazionale e dei Trattati dell’Unione Europea cui il legislatore deve intendersi costituzionalmente vincolato ex art. 117 Cost.”) e alla luce anche della sentenza del Tribunale di Milano del 13/12/2018 n. 20954 (con la quale si accerta la condotta discriminatoria del Comune di Lodi nel richiedere documentazione sui non possedimenti all’estero per poter accedere alle prestazioni sociali agevolate, modalità individuata anche in questo Dup per sfavorire e discriminare la cittadinanza straniera regolarmente residente) di vigilare sulle azioni e gli atti amministrativi che verranno adottati dal Comune di Pisa a seguito dall’approvazione del Dup 2019-2021, soprattutto in merito agli interventi concernenti la sicurezza sociale (bonus mamma, bonus bebè, assegnazione alloggi Erp, assegnazione alloggi pubblici in urgenza abitativa, forme di sostegno familiare, accesso asili nido, ecc.), onde evitare che ne possa derivare nocumento alla popolazione regolarmente residente nel Comune di Pisa di nazionalità extra-Ue i cui diritti devono vedersi riconosciuti al pari del cittadino italiano». —

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