Il Tirreno

Pisa

la polemica 

«Siamo gli unici a pagare, ora basta»

Tommaso Silvi
«Siamo gli unici a pagare, ora basta»

Matteo Cecchelli scrive alla Regione e chiede delucidazioni sull’imposta relativa ai fossi tombati su terreni demaniali 

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La vicenda è ingarbugliata, ricca di passaggi, di scambi di competenze e inversioni di rotta. E ora anche di un appello: che parte da San Giuliano, diretto sui banchi del consiglio regionale. Di certo, in tutto questo, c’è che a pagare sono i cittadini. E neppure poco. I protagonisti principali sono i corsi d’acqua tombati, vale a dire svuotati e colmati, e quelli attraversati da piccoli camminamenti per accesso a edifici privati. Una pratica, la tombatura, che in passato veniva eseguita spesso per permettere la realizzazione di abitazioni.

Dove ieri scorreva l’acqua, dunque, oggi c’è una casa. E chi ci risiede deve sborsare diverse centinaia di euro all’anno, in quanto si tratta di terreno demaniale. Se c’è un’interferenza, o più interferenze, su quel terreno (cancelli o camminamenti legati ad abitazioni), c’è anche un canone annuo da pagare per i privati proprietari. A chi? In origine al Consorzio di bonifica, poi alla Provincia e dal 2016 alla Regione. Questione di passaggi di competenza, come detto. E di record. Quello tutt’altro che positivo che rischia di detenere San Giuliano Terme. «Sto iniziando a pensare che siamo l’unico Comune in cui così tanti cittadini devono pagare questa imposta», dice Matteo Cecchelli, consigliere comunale e segretario Pd, che rilancia: «Chiedo ai consiglieri regionali del Pd di effettuare un accesso agli atti e ottenere i documenti relativi al pagamento del canone. Voglio sapere se in tutta la provincia è così alto il numero di residenti che pagano, o se invece San Giuliano è un caso isolato».

Quando il compito di riscuotere questo tipo di tassa passò dal Consorzio di bonifica alla Provincia, quest’ultima cominciò un censimento per conoscere i punti di interferenza tra i canali tombati, e quindi i terreni demaniali, e gli edifici di privati. Un’operazione che però non è mai terminata, visto che, circa sette anni dopo l’inizio del censimento, le Province sono state abolite ed è entrata in gioco la Regione. Non solo, la Provincia applicava un canone annuo di circa 150 euro a chi aveva l’abitazione in corrispondenza, o nelle vicinanze, di un fosso tombato, mentre la Regione, in un primo momento, aveva fatto schizzare l’imposta fino a quasi 450 euro. Cifra che poi è stata rivista al ribasso fino a sfiorare i 250 euro, nell’agosto 2017.

«Ai cittadini, inoltre, sono stati chiesti 5 anni di arretrati», fa sapere Cecchelli, attivo nella battaglia contro la “tassa pazza”. «Scriverò - prosegue - una lettera all’assessore regionale all’ambiente Federica Fratoni, perché i cittadini sono stanchi di pagare cifre da capogiro per un’imposta che non è chiara nella sua applicazione». Quando la competenza, riguardo all’imposta, era della Provincia, quella di Pisa fu una delle pochissime in Toscana ad applicare la tassazione. Ma il censimento è rimasto a metà. Risultato: in alcuni comuni non si paga. In altri, invece, la tariffa è estesa a migliaia di famiglie. —

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