Italia
Alessandro, l’ingegnere del vento incoronato da una rivista internazionale
Lo studio del ricercatore Mariotti pubblicato dal più importante periodico al mondo nel campo della meccanica dei fluidi. L’idea “premiata” punta a ridurre il consumo dei veicoli e può essere utilizzata nel settore automobilistico
Di traguardi e soddisfazioni ne ha collezionati parecchi, nonostante la giovane età, ma c’è da scommetterci che questo abbia regalato un pizzico di emozione in più, con un tocco internazionale. L’Associazione Nazionale per l’Ingegneria del Vento ha assegnato il premio “Aniv 2018” ad Alessandro Mariotti, ricercatore in Fluidodinamica nel dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa. Il premio, riservato a ricercatori under 35 e assegnato a cadenza biennale, è un prestigioso riconoscimento personale per Mariotti e motivo di orgoglio per l’ateneo pisano.
A determinare la vittoria di Mariotti uno studio pubblicato sulla più importante rivista al mondo nel campo della meccanica dei fluidi, il “Journal of Fluid Mechanics” della Cambridge University Press.
Non è certo la prima pubblicazione per Mariotti, ma, per sua stessa ammissione: «Il Jfm è il top, sono molto selettivi: quando riesci per la prima volta ad avere una pubblicazione sul Jfm c’è davvero da festeggiare». A premiare il ricercatore nel corso del XV Convegno Italiano dell’Ingegneria del Vento Alberto Zasso, presidente dell’Aniv e professore del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano. Mariotti ha condotto lo studio assieme alla professoressa Maria Vittoria Salvetti, al professor Guido Buresti e al tesista Gabriele Giannini. Il titolo dello studio (il paper è scritto interamente in inglese) è “Separation control and drag reduction for boat-tailed axisymmetric bodies through contoured transverse grooves” (traducibile con “Controllo della separazione e riduzione della resistenza per corpi assialsimmetrici con boat-tail attraverso l’uso di scanalature trasversali”).
Lo studio è stato condotto a Pisa e riguarda l’ideazione, la realizzazione e la validazione sperimentale e numerica di un metodo passivo di riduzione della resistenza di corpi con boat-tail, ottenuta attraverso il ritardo della separazione del flusso. Il principale campo applicativo della ricerca è la riduzione della resistenza di veicoli terrestri e, di conseguenza, una riduzione del loro consumo.
Spiega: «Abbiamo condotto una campagna di prove durata diversi mesi. Il professor Buresti è esperto di sperimentazione, la professoressa Salvetti è esperta di calcolo numerico, il tesista Giannini era particolarmente bravo e ci ha dato una grossa mano: il lavoro è stato condotto in team e il paper è stato scritto a otto mani, io ero il responsabile delle attività. L’idea è quella di introdurre una piccola scanalatura sul contorno della superficie solida e ciò fa sì che il flusso rimanga più attaccato: si crea un ricircolo e il flusso ti segue di più. La nostra idea è per autoveicoli; l’impiego di questo dispositivo è previsto nella prossima stagione del pacchetto aerodinamico della squadra corse E-Team dell’Università di Pisa che partecipa alla formula Sae».
Puntare a pubblicare sul Jfm non è certo una cosa da tutti i giorni: «Il lavoro era venuto particolarmente bene e abbiamo provato a mandare il paper al Jfm. A valutare la qualità del paper due revisori che sono tra i massimi esperti mondiali in materia. Hanno apprezzato il lavoro, ci hanno suggerito alcune modifiche e, addirittura, ci hanno invitato ad approfondire alcuni aspetti. Abbiamo seguito i loro consigli ed è arrivata la mail che confermava l’approvazione del paper: una gran bella soddisfazione».
Giornate piene per il ricercatore pontederese, il dipartimento è quasi una seconda casa, ma il rischio di annoiarsi è pari allo zero: «Sono tutti i giorni in dipartimento, mi occupo di fluidodinamica, sia sperimentale che numerica. Abbiamo due laboratori, la Galleria del vento e un altro nel quale facciamo simulazioni di micro-reattori con i chimici. Corro da una parte all’altra, seguo diversi progetti, da poco abbiamo iniziato anche una collaborazione con l’ospedale di Massa: studiamo l’emodinamica».
Da quest’anno, poi, Alessandro tiene anche un corso di “Aerodinamica sperimentale” per gli studenti dell’ultimo anno della Magistrale in Ingegneria Aerospaziale.
«A volte gli studenti mi chiamano prof e non mi giro (ride, nda). Sono molto informale, cerco di mettere gli studenti nella condizione di rendere al meglio, l’importante è che ci sia il riconoscimento dei ruoli e il rispetto di alcuni paletti, basta avere intelligenza. Prima ero assistente e tenevo alcune esercitazioni, poi ho già avuto oltre cinquanta studenti come tesisti».
Passione, predisposizione e orme paterne alla base della scelta di intraprendere il percorso da ingegnere: «Sono sempre stato portato per le materie scientifiche. Ingegneria aerospaziale era quella mi intrigava e mi affascinava di più». Non è il classico “secchione”, Alessandro: «Sono sempre riuscito a portare avanti lo studio e ritagliarmi spazi per svago e passioni. Non mi piace studiare e basta, è importante staccare, aiuta a ricaricarsi e ripulire la mente. Prima giocavo a tennis, ora mi dedico a calcetto e palestra». Tra gli aspetti positivi del proprio lavoro Mariotti cita «la grande autonomia e libertà e la varietà: faccio tante cose diverse. Certo, è difficile approfondire e gestire tutto e anche stancante, ma non ci si annoia mai. Oltretutto abbiamo diverse collaborazioni con l’estero e ho la possibilità di viaggiare; l’Europa l’avrò girata quasi tutta, una volta l’anno volo in America per conferenza mondiale di fluidodinamica». A Pisa e nel dipartimento Mariotti si sente a casa: «Ho ricevuto diverse proposte, soprattutto da case automobilistiche; non disprezzo l’ambito industriale e le proposte fanno sempre piacere, ma vorrei proseguire nell’ambito accademico. Ormai sono anni che faccio il pendolare tra Pontedera e Pisa, mi trovo benissimo con il team: l’obiettivo è quello di diventare professore associato».
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