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Incendio Monte Serra, bimbo di 9 anni dona i regali di Natale a chi ha perso tutto
Il piccolo Giorgio ha preparato una busta coi soldi per la famiglia di Willy Schmitz l’agricoltore tedesco rimasto senza casa. La zia: "Vuole aiutarlo a rifare il tetto"
A nove anni e mezzo Giorgio ha già tanto da insegnare. L’altruismo, la generosità, l’innocenza di un bambino che senza secondi fini rinuncia ai regali di Natale per donarli a chi è meno fortunato di lui. A chi ha perso tutto dopo il terribile incendio del Monte Serra. All’agricoltore tedesco Willy Schmitz e a sua moglie Satu Heinicke, fisioterapista alla Misericordia di Ponsacco. La coppia tedesca per amore della Toscana (e della natura) si è trasferita ai Ronchi, sopra Calci, perdendo tutto dopo il terribile rogo.
La casa, l’attività: qualsiasi cosa. E ora Giorgio, nel suo piccolo, vuole ridare loro un po’ di ossigeno. Un po’ di soldi – quanti non vuole dirlo, ma per lui tantissimi – per andare avanti. «Così ci comprano gli olivi, le attrezzature per lavorare o ci fanno un pezzo di tetto della casa», ha detto a sua zia Cinzia della Croce, operatrice socio-sanitaria all’ospedale di Cisanello e incaricata dal piccolo nella consegna del dono. «Lui si vergogna – dice – quindi andrò io. Non conosco personalmente né Willy né Satu, ma lo farò molto presto».
Giorgio vive con i genitori e la sorellina a Titignano, nel comune di Cascina, ma quasi ogni domenica va a mangiare dalla zia Cinzia, che vive in località San Lorenzo. «Noi siamo stati miracolati – dice la donna – perché il fuoco quella notte ha completamente circondato la nostra casa. Abbiamo avuto tantissima paura, poi il vento ha spostato il fronte delle fiamme verso la Verruca e la Torretta, sfiorandoci solamente. Tutto intorno è andato distrutto e siamo stati anche evacuati».
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Un’esperienza che il bambino di nove anni e mezzo – che l’ha vissuta attraverso le foto e i racconti in presa diretta della zia – non ha mai dimenticato. Per questo ha deciso di aiutare Willy e Satu, che la casa l’hanno vista sgretolarsi. «Quella notte la ricordo benissimo – ha detto l’agricoltore tedesco, piangendo a dirotto, nei mesi scorsi al Tirreno – dopo che siamo scappati, dal basso, vedevo la mia casa. All’ingresso avevo un sensore che lampeggiava. Poi non l’ho visto più: l’incendio lo aveva distrutto insieme alla villetta. Il giorno dopo, con una motosega prestata da un amico, sono tornato su. Non c’era più nulla. Ma la solidarietà dei calcesani è stata incredibile».
Anche quella del piccolo Giorgio, che si vergogna perfino a raccontarlo. Per questo lo fa tramite l’amata zia. «È da 20 giorni che nutre questo desiderio – continua della Croce – e ora che sono arrivati i soldi di genitori, parenti e amici lui ne ha messo un bel gruzzolo da parte per darlo a chi ha perso tutto. Il suo è un gesto bellissimo: io non ho nemmeno aperto la busta – semplice, verde e senza niente scritto – e non so nemmeno quanti soldi ci siano dentro. In verità non voglio neanche saperlo».
Il bambino, nei suoi desideri, vuole che Willy e Satu riprendano a coltivare la terra, ricomprando olivi, attrezzature o rifacendo parte del tetto. «Lui non sa esattamente quanti soldi ci vogliano per ricostruire una casa – conclude la zia – ma nel suo piccolo vuole contribuire. Ha grande passione per le piante e la natura e ogni domenica pomeriggio lo porto a fare le passeggiate sul Serra. Lui sul monte c’è cresciuto».
La sua famiglia ha salvato dal rogo due scoiattolini
La zia Cinzia della Croce li ha trovati smarriti e appena nati nel giardino di casa, subito dopo l’incendio dei Monti Pisani. Erano due splendidi scoiattoli, maschio e femmina, orfani della mamma morta nel rogo. Così sua sorella – la madre del piccolo Giorgio, veterinaria – li ha salvati svezzandoli e facendoli crescere in casa, visto che erano nati da pochissimi giorni. I piccoli animali verranno liberati a primavera sul Monte Serra, dove sono stati trovati, mentre ora stanno crescendo al sicuro in una voliera nella casa di famiglia, a Titignano. «Ora, dal bere il latte, sono passati ad avere una normale alimentazione», racconta Cinzia della Croce.
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