Il Tirreno

Pisa

accoglienza revocata e poi concessa 

Profugo riammesso dal Tar nel centro: caso in Parlamento

Pietro Barghigiani
Profugo riammesso dal Tar nel centro: caso in Parlamento

Legnaioli (Lega) annuncia un’interrogazione per sapere cosa ha spinto i giudici  ad accogliere il ricorso dell’immigrato allontanato dopo due denunce per droga

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PISA. Un’interrogazione al ministro della Giustizia per capire come è sia stato possibile che un profugo, denunciato per produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti, sia stato riammesso nel circuito dell’accoglienza da una sentenza del Tar che ha annullato la revoca disposta dalla prefettura.

L’annuncio arriva dalla deputata della Lega, Donatella Legnaioli intervenuta sul caso segnalato dal Tirreno. L’esponente leghista afferma che «se produrre e spacciare droga non è abbastanza grave per finire in galera - e restarci almeno per un po' di tempo -, ma anzi una furbata per mantenere lo status di rifugiato ottenendo per di più le spese legali a carico dello Stato, e dunque dei cittadini, c'è qualcosa che non va».

Di qui la richiesta di «delucidazioni al ministro della Giustizia con un'interrogazione su quanto avvenuto con la sentenza del Tar della Toscana, che di fatto reintegra un delinquente nel circuito dell'assistenza a San Giuliano Terme». Secondo l’onorevole del Carroccio «non si può essere profughi e, al tempo stesso, anche spacciatori di droga. Nessuno intende sostituirsi alla magistratura, ma se è vero che la giustizia è amministrata in nome del popolo, il popolo ha anche il diritto di capire, oltre che di sapere, come sia stato possibile giudicare “deboli” le motivazioni dell'espulsione di uno straniero, approdato e accolto in Italia come richiedente protezione internazionale, beccato a produrre e spacciare stupefacenti». Avendogli riconosciuto il gratuito patrocinio, il Tar ha disposto come prevede la legge il pagamento dell’avvocato da parte dello Stato a chi non può permetterselo. È bastata un’autodichiarazione sulla mancanza di reddito e il certificato del consolato del Gambia con cui si dichiara come non risultino proprietà nel Paese africano intestate all’immigrato.

Sanna Touray, poco più che ventenne, nell’ottobre 2017 venne denunciato due volte. Nel frattempo è stato anche rinviato a giudizio. All’epoca era ospite del centro di Arena Metato gestito dalla Croce Rossa. Quell’inciampo lo portò fuori dalla struttura e per mesi l’immigrato rimase in zona, uno dei tanti fantasmi che popolano la stazione. Ad aprile arrivò la revoca disposta dalla prefettura, provvedimento impugnato con successo davanti al Tar. Quello che la deputata annuncia di voler chiedere al ministro della Giustizia lo anticipa il verdetto dei giudici amministrativi. Accuse deboli e generiche «in mancanza di alcun (conosciuto) intervento dell’autorità giudiziaria, il Tar non è in grado di apprezzare il grado di fondatezza della contestazione, né la gravità della condotta ipotizzata, né se la stessa sia in concreto tale da destare grave allarme sociale come descritto nel provvedimento impugnato; né, infine, si conoscono gli eventuali sviluppi delle indagini, tenuto conto del tempo trascorso dalle due segnalazioni». Ora può tornare nel centro di accoglienza.—

Pietro Barghigiani

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