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edilizia sociale 

«Vogliamo case degne di questo nome»

Carlo Venturini
«Vogliamo case degne di questo nome»

L’appello-denuncia al Comune dei residenti di Sant’Ermete infuriati anche per la riduzione di nuovi appartamenti: solo 72

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PISA. «Troppe le promesse tradite negli ultimi cinque anni, ora la nuova amministrazione ci dia case degne di questo nome».

Lo chiedono i rappresentanti della "Comunità di Sant'Ermete" all'assessore alle Politiche abitative Gianna Gambaccini che incontreranno venerdì 28 dicembre.

«Dopo la promessa tradita di realizzare in pochi anni, un quartiere di case popolari normali, le istituzioni hanno trattato Sant'Ermete come una discarica sociale ed edilizia» continuano dalla comunità che non ci sta a veder realizzati solo 72 alloggi molti con una sola camera. I finanziamenti di 3 milioni di euro, su 13 "promessi" serviranno solo alla realizzazione di 39 alloggi più altri 33 in un secondo lotto; lavori che dovrebbero finire nel 2020.

Si tratta però di nuovi alloggi ricompresi in uno solo dei sei blocchi di alloggi popolari che secondo i residenti «sono fatiscenti, non a norma e con strutture di amianto sui tetti». La nota positiva è che i blocchi popolari sono stati dotati almeno di cassonetti condominiali.

«Li abbiamo ottenuti dopo che siamo stati denunciati in sedici per aver scaricato per protesta i rifiuti nella sede dell'Apes» ricordano alcuni dei residenti del quartiere popolare. La neo costituita (giugno 2018) Comunità di Sant'Ermete a cui aderiscono 180 residenti, chiede anche che «sia riconosciuto l’esonero dal pagamento del canone dell’affitto per tutte le case fatiscenti e sulla base di questo lo stralcio delle morosità e lo scomputo dal canone delle manutenzioni straordinarie fatte dagli inquilini in tutti questi anni».

Al tempo stesso si chiede che venga realizzata la messa in sicurezza del cavalcavia di Sant'Ermete e l'incremento di spazi e servizi sociali, sanitari e culturali per la popolazione del quartiere. La precedente amministrazione aveva promesso che «quando sarà predisposto il programma di trasferimento delle famiglie, sarà tenuto conto delle esigenze degli abitanti degli alloggi popolari perché gli appartamenti sono predisposti in maniera tale che possono essere modulabili in grandezza a seconda del numero dei componenti e delle esigenze delle famiglie».

La tensione nel quartiere è sempre alta, basti ricordare che a luglio un funzionario Apes è stato preso a pugni e calci da un residente perché "reo" di essere entrato nell'appartamento di un famigliare deceduto dell'aggressore.

«Adesso siamo stanchi di attendere e di subire le angherie da parte delle istituzioni, e chiediamo ad Apes, Società della Salute, Comune di Pisa e Regione Toscana di rimediare ai loro errori e di ammettere il nostro diritto a vivere in alloggio e in un ambiente dignitoso» concludono dal presidio allestito in largo Ciro Menotti. —

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