Meteo
Paziente muore in ambulanza, accuse al medico del 118: dieci persone indagate
Il decesso sopraggiunto dopo poche ore dalle dimissioni dall’Ospedale di Comunità della Misericordia di Navacchio
PISA. Viene dimessa, forse dopo una valutazione un po’ troppo precipitosa e superficiale, dall’"ospedalino" della Misericordia di Navacchio. Passano solamente poco più di tre ore dal suo ritorno a casa e le sue condizioni di salute peggiorano ulteriormente. Le difficoltà respiratorie si acuiscono rapidamente e con il passare dei minuti si aggravano sempre di più. A quel punto il figlio si rende immediatamente conto che per la donna il proprio domicilio non può essere assolutamente il luogo adatto e che le dimissioni avvenute poco prima sono state una scelta scellerata. Non può far altro che telefonare al 118 e chiedere un intervento di soccorso immediato. Alla centrale di Livorno capiscono che la situazione è estremamente delicata ed è per questo che alla "missione" viene abbinato il codice rosso (che sulla base delle indicazioni del ministero della Salute significa "pericolo di vita, priorità massima e accesso immediato alle cure"). Ma ad essere inviata sul posto è un’ambulanza senza medico a bordo. Non c’è neppure un infermiere, ci sono dei volontari, per fortuna ben formati.
È il capo equipaggio a constatare personalmente le precarie condizioni di salute della donna ed è lui a richiamare il 118 fornendo informazioni più aggiornate e dettagliate. A quel punto viene deciso il cosiddetto "rendez-vous" (il termine che viene utilizzato nel gergo dell’emergenza-urgenza): mentre l’ambulanza con a bordo la paziente parte in direzione dell’ospedale di Cisanello, un’altra, stavolta con medico a bordo, le va incontro. I due mezzi s’incontrano, il medico raggiunge la donna sull’altra ambulanza e comincia le manovre salva-vita. Si tenta, infatti, la rianimazione, dal momento che la paziente ha perso conoscenza. Ma sarà tutto inutile. Sopraggiunge il decesso, e da qui si scatena la polemica. L’ambulanza resta ferma con sopra la salma della paziente. Il medico chiede infatti l’intervento dei carabinieri, necessario per poi ricevere il nulla osta alla rimozione del cadavere da parte del sostituto procuratore di turno.
Una volta sul posto e successivamente in caserma i militari raccolgono le varie testimonianze e rilevano subito delle contraddizioni e delle difformità di vedute. Il medico del 118, addirittura, manifesta perplessità circa l’operato dei volontari. I carabinieri, dal canto loro, trasmettono tutto in procura e il pubblico ministero, dottoressa Flavia Alemi, fa scattare un’inchiesta, che porta immediatamente all’autopsia sulla donna e al sequestro della cartella clinica. C’è un’ipotesi di reato, che è quella di omicidio colposo. E sono ben dieci gli indagati. La paziente deceduta si chiamava Maria Paola Giusti. Aveva 86 anni e abitava a Marina di Pisa. Fu qui, lo scorso 27 settembre, all’interno della sua abitazione, che intervenne l’equipaggio della prima ambulanza inviata dal 118, composto da soli volontari. Il "rendez-vous" con l’altra ambulanza, quella medicalizzata (cioè con medico a bordo), avvenne a San Piero a Grado, nella piazzola di un distribuore di carburante, non lontano dalla locala caserma dei carabinieri.
Il medico in questione è una dottoressa, in servizio al 118 di Pisa e Livorno solo provvisoriamente, in quanto assunta a tempo determinato, per pochi mesi. Si chiama Maria Cristina Baldassarre, ha 51 anni ed è originaria della provincia di Bari. Dopo quell’episodio nessuno tra i colleghi l’ha più vista operare su un intervento di emergenza-urgenza. Esce in ambulanza solo in affiancamento e solo per trasporti sanitari da un ospedale all’altro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
